DIARIO LAOS

12 NOVEMBRE 2010
Oggi il fotografo italiano che da anni collabora con ICBL e che è stato inviato a ricostruire la storia di Piou, la bambina di 10 anni rimasta vittima di un cluster mercoledì scorso, ci ha raccontato che nel villaggio della piccola, a 3 ore di pullman dalla capitale, i resti di cluster e di altri ordigni vengono utilizzati come utensili domestici, per contenere il cibo e simili funzioni.

Del resto è forse il materiale più facilmente reperibile.

Come in Finlandia, dove fanno tutto col legno che tanto hanno betulle dappertutto.

Uguale.
riccardo

11 NOVEMBRE 2010, LAOS
Giovedì è segnato essenzialmente dall’incontro con la delegazione diplomatica italiana.
Il mio compito è di redigere l’intervista al Capo Delegazione. Diciamo che non ha ecceduto le mie aspettative..

Riguardo il (lento) processo di ratifica italiano della Convention on Cluster Munitions (CCM) non riceviamo chiarificazioni illuminanti. Certamente, va detto, la confusione nell’attuale assetto governativo non aiuta.
L’intervista è anche occasione per parlare di una particolare iniziativa internazionale per la stesura di un nuovo Trattato, VI Protocollo integrativo alla Convenzione del 1980 sul divieto o la limitazione dell'impiego di determinate Armi Convenzionali (CCW), che andrebbe a riproporre in forma molto edulcorata il contenuto della Convention on Cluster Munitions, pur mantenendo l'obiettivo dichiarato della messa al bando delle bombe a grappolo, nel tentativo di ampliare l'adesione al progetto.
L’ambasciatore fa infatti notare che l’80% degli ordigni in questione è in possesso di Paesi non aderenti alla CCM, l’attuale trattato, per cui questo avrebbe un valore essenzialmente ideologico, ma di scarso impatto sulla problematica.

In sostanza il VI Protocollo del CCW (i cui lavori sono comunque ancora lontani dalla conclusione) prevedrebbe una dilazione dei tempi per la distruzione degli stock, la delega per l’utilizzo di cluster contro alcuni obiettivi ritenuti meno incidenti sulla vita della popolazione civile (navi, aeroporti..) e,soprattutto, l’esclusione dalla messa al bando di quei modelli che contengano un dispositivo di auto disattivazione in un arco di tempo limitato.

Mi ricorda moltissimo il discorso delle “mine intelligenti” (anch’esse dotate di meccanismi di auto disattivazione di discutibile affidabilità, anch'esse utilizzate come espediente per imporre forti ritardi o netti ai trattati più "intransigenti") e mi provoca la stessa reazione istintiva di: “no grazie”.

Sarò pacifista, ma che un trattato così giovane come la CCM (entrata in vigore il 1 agosto 2010), debba già subire tentativi di più o meno mascherato boicottaggio al servizio di interessi bellici di alcuni, anziché vedere una pressione compatta da parte degli aderenti e firmatari proprio contro quei Paesi più refrattari e distanti dal contenuto della Convenzione…

boh, mi turba.
riccardo

10 NOVEMBRE 2010, LAOS

"Il dolore fantasma è un fenomeno che può manifestarsi in seguito alla mutilazione di un arto. Il cervello riceve ancora impulsi dai nervi competenti per l’arto ora mancante. I pazienti parlano di crampi, senso di prurito e fitte di dolore".




9 NOVEMBRE 2010, parte II

MERCOLEDI' 10 NOVEMBRE, LAOS
Cena di gala presso la residenza del Primo Ministro, numero di invitati intorno agli 800. Palco allestito per spettacolini ad alto contenuto turistico conclusi da performance canora di stampo tipicamente locale con “We are the world” di Michael Jackson……
Si vede che la globalizzazione-americanizzazione non bada molto alle frontiere di un Paese che, a giudicare dalle bandiere rosse corredate di falce e martello ad ogni singola costruzione, si definirebbe comunista.
Comunque, al tavolo con me, oltre ai fieri italici Campanelli Arianna e Messineo Manuele, siedono: una sudanese, uno yemenita, un macedone, una montenegrina, tre moldavi.
Sicuramente dirò una gran banalità (andando anche ad intromettermi in tematiche ormai monopolio indiscusso della pubblicità dei ringo), ma da un contesto del genere anche Hitler uscirebbe pensando che la discriminazione non ha veramente senso.

Mi sembra che ci sia in queste differenze un potenziale di ricchezza immenso, che si realizza nella socializzazione.

Quindi: "SOCIALIZZIAMO!"

riccardo



L’esplosione di una submunizione cluster ha ucciso una bambina e ferito la sorella maggiore.
Come riportato dal direttore generale dell’ospedale Mittaphab di Vientiane, Dott. Vanliem Bouaravong, le due sorelle, Paeng, 15 anni, e Piou, 10, stavano tornando da scuola nel villaggio di Thasala, della provincia di Bolikhamxay, quando la più piccola delle due ha raccolto una submunizione cluster per farla vedere alla sorella.
Ci hanno giocato finché è caduta a terra, dove è esplosa. Le due sono state ricoverate entrambe all’ospedale della capitale, a 3 ore di distanza. La più piccola, Piou, è morta dissanguata 30 minuti dopo aver raggiunto la struttura, intorno alle 9 di sera.
La sorella, sopravvissuta, è rimasta ferita dalle schegge dell’ordigno al ginocchio, al collo, alla mano e al fianco, ed è ricoverata in grave condizioni.
L’incidente avviene mentre più di 110 governi e 400 rappresentanti della società civile stanno partecipando al Primo Meeting degli Stati Parte alla Convenzione sulle Munizioni Cluster nella capitale del Paese, Vientiane, dove dovrebbero raggiungere l’accordo su un piano d’azione di 65 punti che decida misure concrete per la bonifica, la distruzione degli stock e l’assistenza alle vittime nei 35 Paesi e Territori contaminati da questi ordigni.
Come Paese maggiormente afflitto dalla contaminazione di bombe cluster al mondo, il Laos presenta un esempio concreto di perché un’azione urgente sia necessaria.

9 NOVEMBRE 2010, LAOS
La sera di mercoledì è dedicata alla visita del COPE, centro di riabilitazione nazionale. è qui che mi capita di leggere di questo fenomeno.
Da quanto capisco dagli occhi e dalle parole dei tanti survivors qui in Laos, mi sembra che la condizione sintomatologica del phantom pain sia un po’ metafora della vita di questi sopravvissuti: un dolore assoluto, senza oggetto. Dolore in sé.
Al cospetto di questa tragedia, che è essenzialmente personale prima che sociale, mi sembra che la forza che queste persone tirano fuori abbia del sovrumano.



Ci spiegano l’importanza di un centro di produzione di protesi nazionale, sia per una questione di contenimento di costi che per favorire un eventuale reperimento di pezzi di ricambio, introvabili per le protesi importate dall’estero.
Che è un po’ lo stesso discorso della macchinetta fotografica comprata in Giappone, solo che qui devi cambiare un pezzo del corpo.

Alla fine della visita, nello stesso complesso, grrrande match di basket su carrozzella con la partecipazione di due giocatori normodotati della nazionale australiana, mescolati ad un bel gruppo di survivors e altri campaigners.
L’ingresso in campo è libero e ne approfittiamo anche noi per un po’.








Non saprei come descrivere il disagio speciale che si avverte nel dire:
“vabbè basta”, rialzarsi e andare via.



riccardo



9 NOVEMBRE 2010


“La Repubblica Popolare Democratica del Laos è il Paese più contaminato al mondo in termini di munizioni cluster.
Durante la guerra indocinese 3 milioni di tonnellate di bombe (per la maggior parte munizione cluster) sono state sganciate sul territorio laotiano; 1/3 di queste non è esploso al momento dell’impatto.
Più di 3 decenni dopo la fine del conflitto, gli ordigni inesplosi sparsi per tutto il Paese hanno continuato e continuano a colpire una media di 300 persone l’anno.
Il 37% della superficie nazionale è contaminato da ordigni inesplosi, che impediscono l’accesso ai terreni agricoli e mettono a rischio le aree abitate, costituendo un freno durissimo allo sviluppo socio-economico nazionale, allo sforzo nella riduzione della povertà e al diritto ad una vita quotidiana normale per i Laotiani.”
Così Choummaly Sayasone, Presidente della Repubblica Popolare Democratica del Laos, in occasione del discorso d’apertura.

In una Vientiane paralizzata, al servizio dell’evento internazionale più grande che il Laos abbia mai ospitato, ci apprestiamo a seguire lo svolgimento dei lavori di una Conferenza che si presenta estremamente ambiziosa, volta all’adozione di un testo che traduca in pratica gli impegni della Convenzione sulle Munizioni Cluster.



“Dalla teoria alla pratica”


riccardo


8 NOVEMBRE 2010

Botti

e

Botti..






















Sopra: 7 novembre, fuochi d’artificio in occasione di una (imponente e trafficoproduttrice) festività laotiana.
Sotto: 8 novembre, dimostrazione di detonazione in sicurezza di bombe cluster in occasione della visita sul campo organizzata in occasione del 1MSP nella Provincia dello Xiengkhuang, la regione più contaminata da ordigni inesplosi (per il 48% munizioni cluster) del Laos.
Al delegato del Ruanda, Paese firmatario che ha già provveduto alla distruzione completa dei propri stock di munizioni cluster, l’onore di azionare l’esplosivo.

Gli sminatori locali si sono anche prestati ad una dimostrazione di rilevazione ed estrazione di un ordigno metallico sotterrato.










La sera..
La serata ci vede partecipare all’apertura di una mostra fotografica e pittorica sul tema delle munizioni cluster.
Il dipinto sulla destra (Unwanted gifts) mi ha ricordato molto alcune delle ‘opere’ che i ragazzi italiani ci presentano alla fine del percorso nelle scuole “Non c’è pace con le mine” e gliela voglio dedicare.

Mi sembra che la linea tematica generale, a dimostrarlo titoli come Remaining memory o Silent death, sia da individuarsi nel concetto espresso qualche anno fa da Jody Williams (fondatrice della Campagna Internazionale per la messa la Bando delle Mine (ICBL), Premio Nobel per la Pace nel 1997):
mine e cluster sono
ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA IN LENTO MOVIMENTO


riccardo

6 NOVEMBRE 2010

Song Kosal, Youth Ambassador per l’ICBL (Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine)

Durante il superaffollato orientation meeting di oggi pomeriggio mi sono sorpreso a cerca di riconoscere un’amica dal numero delle sue gambe..
Una volta trovata, Kosal è raggiante come al solito. Dato che sto morendo di sonno ed è palese, mi fa notare che finalmente siamo noi che dobbiamo farci la traversata. Dalla Cambogia lei ci ha messo un’ora per arrivare a Vientiane.
È al suo ultimo anno di università. Studia inglese e infatti rispetto a due anni fa, quando venne a Roma, mi sembra molto migliorata. Glielo dico e lei mi risponde con un convintissimo “gracias”.
Le rimprovero di aver dimenticato tutte quelle (due) parole di italiano che le avevamo insegnato.
Lei ride, poi mi guarda e mi fa:
“But i remember this:
ti voglio bene”

....


riccardo

 

------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Nella Repubblica Popolare Democratica del Laos si sta svolgendo proprio in questi giorni (9 – 12 Novembre) uno dei più importanti eventi che tale paese del Sud-Est asiatico abbia mai ospitato. Da quando fu firmato il Trattato di Oslo sulla definitiva messa al bando delle munizioni cluster, nel 2008, la Conferenza di Vientiane rappresenta la prima occasione che vede riuniti tutti i campaigners con lo scopo di discutere il futuro della Convenzione e, soprattutto la sua concreta applicazione. Dal primo Agosto di quest’anno la Convenzione sulle cluster bombs è entrata formalmente in vigore e numerosi paesi in tutto il mondo hanno festeggiato l’evento con balli, cortei e rappresentazioni a suon di tamburi. (Si veda articolo di Isotta Pivato sul sito della Campagna)
L’affluenza al meeting conferma la rilevanza della Conferenza: più di 5.000 i singoli partecipanti provenienti da organizzazioni nazionali e internazionali, da gruppi della società civile e delegati degli Stati. Ad oggi (6 Novembre 2010), 120 paesi si sono registrati e prenderanno parte alla Conferenza, di cui: 40 firmatari e che hanno ratificato la Convenzione; 46 paesi che hanno firmato la Convenzione ma non ancora ratificato; e 34 non firmatari. Di tutti questi, 18 paesi hanno inviato a Vientiane delegati di alto profilo, come ministri, deputati e principi (Giordania, Belgio).
Le sessioni ufficiali del meeting inizieranno a partire da martedì 9 Novembre; la maggior parte dei volontari e dei campaigners è però già giunta sul luogo da qualche giorno e gli ultimi stanno arrivando proprio in queste ore.
All’aeroporto di Bangkok, dove in molti hanno fatto scalo prima di raggiungere Vientiane, ci siamo incontrati con Naif, un ragazzo pakistano che quest’anno collabora alla preparazione dello Youth Leader Forum e altri giovani volontari e membri del CMC provenienti da vari continenti. Con alcuni di loro ci eravamo già incontrati a Cartagena nel dicembre 2009 ed è stato bello rivedere visi noti in mezzo alla grande folla di una città sconosciuta. Eravamo tutti visibilmente stanchi dal lungo viaggio, soprattutto i ragazzi provenienti dall’America e dall’Inghilterra, ma nonostante tutto abbiamo trovato la voglia di parlare del lavoro che ci aspettava e dell’emozione per l’imminente esperienza.
L’agitazione era ed è tuttora enorme; si è leggermente stemperata solo iniziando a scambiarsi opinioni e informazioni con gli altri volontari e mettendosi all’opera. In realtà già da martedì 9, quando avrà luogo la cerimonia ufficiale di apertura del Meeting, l’emozione tornerà con più impeto a farsi sentire. Per quanto mi riguarda, spero di riuscire ad incanalare i sentimenti in qualcosa di fruttuoso e utile a tutti. Certo la paura è tanta, paura soprattutto di non essere all’altezza e di commettere degli errori; se fosse possibile non vorrei imparare sbagliando, come si usa dire, vorrei imparare e basta! Certo è che bisogna provare e non starsene a guardare.
Il clima di entusiasmo e attivismo è contagioso e si respira ad ogni incontro formale o informale che sia. All’arrivo nella capitale laotiana siamo stati accolti da un piacevole clima estivo e da decine di ragazze e ragazzi del luogo pronti ad accompagnarci negli hotel e a fornire tutte le informazioni e l’assistenza possibili.  La stagione tra Novembre e Aprile è la migliore per visitare il Laos: le piogge sono appena terminate e il clima è asciutto e caldo, senza essere asfissiante; ciò ha contribuito a diffondere una certa carica positiva tra i partecipanti. Le strade sono colme di turisti e ci si incontra facilmente con campaigners già conosciuti in precedenti esperienze. Mi è capitato spesso di uscire per una commissione qualsiasi e ritrovarmi a camminare insieme a persone viste al massimo un paio di volte o farne la conoscenza solo perché indossavamo la stessa maglietta. E’ come essere all’interno di una grande famiglia che non condivide confini nazionali o legami sanguinei, bensì la speranza e la voglia concreta di cambiare le cose, di poter arrivare un giorno ad un mondo senza mine, senza bombe, e senza vittime da mine, così come scritto nel Trattato dei Giovani contro la guerra lanciato da Song Kosal. Non a caso, se si è giunti ai risultati attuali, è anche in virtù di un continuo e laborioso lavoro di squadra a più livelli: l’impegno quotidiano di ognuno si realizza nel proprio paese, ma si mantengono costantemente sguardo e attenzione sui risvolti a livello internazionale.
Con questo spirito si è aperto oggi pomeriggio il primo Orientation Meeting organizzato dal CMC. Abbiamo così potuto assistere alla presentazione dei vari team di lavoro divisi per settore di interesse: lobbying, logistic, media, survivors partecipation, Youth Leader Forum…
In anteprima sono state esposte alcune novità interessanti, come la stampa del Cluster Munition Report 2010, utile strumento di conoscenza e aggiornamento, che ogni volontario è chiamato a leggere e a conservare, fornendone copia al governo del proprio paese. Si riscontra inoltre una più ampia presenza di survivors, tanto da riempire gli hotel laotiani e da organizzare workshop e side events specifici sulle singole esperienze vissute da vittime di mine e cluster bombs. La presenza di così tanti survivors ha già portato i suoi benefici frutti in città: alcuni alberghi ed edifici pubblici si sono dotati di meccanismi e strutture permanenti per l’accesso e il movimento dei disabili. A dimostrazione che la risonanza che un tale evento può avere è fondamentale per divulgare coscienza tra la società civile e governi. Altra novità menzionata durante l’Orientation Meeting è il numero di partecipanti allo Youth Leader Forum che quest’anno vede ben 42 giovani delegati da 32 diversi paesi impegnarsi in attività di lobbying, simulazioni, workshop di fotografia e montaggio, media trainings e strategie diplomatiche. Per la Campagna Italiana una delegata d’eccezione è quest’anno Isotta Pivato, alla sua prima esperienza, ma pronta a farsi valere! Il resto del team italiano è composto da Riccardo Conti, che fornisce un aiuto fondamentale lavorando fianco a fianco con Manuele Messineo, entrambi coordinando circa 25 volontari e occupandosi delle innumerevoli questioni logistiche prima, durante e dopo il Meeting; e naturalmente da Tibisay Ambrosini, mentore di Isotta per lo YLF, rappresentante ufficiale della Campagna Italiana in Laos e nostro punto di riferimento costante ovunque ci troviamo!
Il successo di questo primo meeting degli Stati parte alla Convenzione segnerà il futuro della Convenzione stessa. Le premesse sembrano ottime per garantire un esito positivo, non resta che tirarsi su le maniche e continuare a lavorare con la stessa intensità ed entusiasmo iniziali. Tra qualche giorno sapremo se i risultati saranno all’altezza delle aspettative; in ogni caso, nessun buon proposito e sforzo per attuarlo sono mai invano.

FIRST MEETING OF STATES PARTIES TO THE CONVENTION ON CLUSTER MUNITIONS: Welcome in Laos!