KAMPALA 2011 - UGANDA

7 SETTIMANA
Audrey è arrivata. In 2 ore di relax domenicale sono stata bombardata di domande su….tutto. Mine Risk Education, Victim Assistance, KAP survey, Directory dei servizi, questioni amministrative e di logistica. Mi sono sentita un po’ a “chi vuol essere milionario?”. Nonostante tutte le risposte giuste non ho guadagnato nulla, niente scambio di assegni. Solo tanta soddisfazione perché cose che pensavo di non aver assimilato stando in ufficio giacevano, immobili, in un angolo del mio cervello aspettando di essere stuzzicate e fatte venire fuori. Ecco, è arrivato il momento. Mi ritrovo a dare tutte queste spiegazioni come se fosse la cosa più normale del mondo.
Il lunedì arriva presto, troppo presto. Meeting settimanale dello staff con presentazione di Audrey, future attività, necessità per lo sviluppo della KAP survey (i dubbi ci sono sempre e ormai in ufficio non ne possono più), sistemazione del database per raccogliere il frutto dell’indagine, ecc. Queste saranno settimane di fuoco. Tutto è ancora in divenire e la cosa non è proprio positiva. Nel frattempo io e Rose attendiamo con vana speranza qualche risposta da Kampala per quanto riguarda le job advertisements per la psicologa e per gli “assistenti della Directory”. Ancora non se ne sa nulla e la cosa indispettisce un po’ tutti. La settimana scorsa a Kampala hanno detto che la directory dovrà essere fatta per dicembre ma se non velocizzano i tempi delle decisioni la directory 2011 non sarà pronta nemmeno per il 2013. E noi…aspettiamo. C’è tanto altro da fare comunque. Il 26 arriva il VA Specialist direttamente da Lione e bisogna presentargli tutta una serie di documenti quindi, si è iniziato a prepararli.
Audrey mi ha chiesto di fare un altro documento di analisi del programma VA da presentare al technical advisor, ai piani alti a Kampala e, quando sarà tra noi, anche al VA specialist. Nulla di eclatante: problemi/lacune, conseguenze, soluzioni.  Nulla è nuovo rispetto a quello di cui abbiamo sempre parlato con Rose quindi non ci ho messo tanto a farlo. Giovedì il tutto è partito alla volta di Kampala e Gulu (il VA technical advisor in questo momento si trova nella nuova base di HI nel nord dell’Uganda). I commenti sono stati positivi, quantomeno quelli del VATA J. Anche lui è nuovo e i miei dubbi lui li condivide quindi sfondo sempre una porta aperta J.
Altro compito della settimana è stato ridurre in una bellissima tabella excel tutto il Referral System del programma Victim Assistance. È stato, letteralmente un incubo. Doveva comprendere qualche spiegazione e, essendo lunghissimo e complesso, farlo stare in una pagina è stato l’obiettivo di un’intera giornata di lavoro.  È venuto molto carino JJJ e sono soddisfatta di quello che ho fatto perché è chiaro, sintetico ed include tutto il programma VA. Quindi….missione compiuta con successo. Insomma, in settimana 2 su 2. Un’altra cosa dovevo fare ma ancora non ce l’ho fatta. Rifare il design della Directory… la precedente versione è stata “bloccata” e quindi è impossibile modificarla e senza un programma serio di grafica mi riesce un po’ difficile fare quello che mi piacerebbe ma vedremo di farcela in qualche modo.
Venerdì pomeriggio sono riuscita a scambiare quattro chiacchiere con Solene per quanto riguardava la visita della settimana precedente a Kasese. Abbiamo parlato di CORSU, un’organizzazione basata a Entebbe (8 h più o meno da qui) che funge da centro medico specializzato. ICRC rimanda spesso li molti dei suoi pazienti che necessitano di particolari operazioni. Parliamo del centro, io le spiego i miei dubbi relativamente al caso e lei mi propone di far venire la bambina a Fort Portal per una prima visita al centro di ICRC. Prima che i dottori del CORSU decidano di fare un’operazione hanno comunque bisogno di fare una valutazione del caso. Lo scopo di farla venire ad ICRC è  capire se il caso sia effettivamente da indirizzare a Entebbe o meno risparmiando un’A/R inutile e costosa.
Non ho perso l’occasione e ho scritto immediatamente al chairman dell’organizzazione e ora non mi resta altro che aspettare e vedere se si faranno sentire e soprattutto vedere ad ICRC. Non vorrei perdere l’opportunità. Non resta che incrociare le dita e vedere che succede.
Lunedì si va a Bubdibugyo. Vado a fare colloqui per la Directory. Forse qualcuno reclutato per fare la survey per il programma Mine Risk Education verrà slittato sul programma VA ma per farlo, c’è bisogno di capire qual è il loro background e se davvero sono spendibili nella nostra missione…4 h ad andare e 4h a tornare…sarà un bel modo per cominciare la penultima settimana in Uganda.
Vorrei che il tempo si fermasse!

>>>  CRITERI DI VULNERABILITA’ PER LA SELEZIONE DEI SERVIZI E PER LA SELEZIONE DEI PARTNER

Dopo avervi parlato sempre di questi famosi criteri  veniamo esattamente a cosa sono.
Per chi ha seguito il blog i criteri cui mi riferivo erano di 3 tipi: criteri di vulnerabilità, per la selezione dei servizi, e per la selezione dei Partner.
La necessità di identificare questi criteri si è rivelata nel momento in cui, analizzando beneficiari e directory ci siamo resi conto che non c’era molta logicità dietro le scelte fatte. Ad esempio, i servizi inseriti nella Directory, in molti casi, erano servizi del tutto inaccessibili per persone in difficoltà. Le “tasse” richieste erano troppo elevate perché fossero accessibili anche a un lavoratore, con uno stipendio regolare e sostanzioso.
Quello che abbiamo cercato di fare è stato quindi individuare, dopo un accurato studio di tutti i servizi coinvolti – NGOs, Self Help Group, Community Based Organization, Micro Finance Institution (MFI), Ospedali, Centri Medici, Centri Professionali e imprese – quelli che potevano essere i criteri per selezionare i servizi da includere nella Directory.
I criteri individuati sono stati principalmente economici e quindi, no MFI con tassi d’interesse spropositati oppure con obbligo di conto corrente, no servizi ospedalieri con prezzi sopra una certa quota, no centri professionali con tasse di iscrizione pari al doppio di un gran buon stipendio ugandese.
Altri criteri sono stati, l’accessibilità alle strutture, l’adeguata conoscenza di tecniche di supporto psico-sociale (appurate da una consulente locale chiamata a svolgere prima un assessment sulle capacità e poi un workshop per colmare le lacune), la reale volontà – nel caso d’imprese – di coinvolgere nelle loro attività persone disabili (valutate anche attraverso l’analisi incrociata delle risposte date nel questionario), e criteri correlati a questi appena descritti.
Per quanto riguarda quelli di vulnerabilità invece la necessità è nata dalla valutazione del sistema di selezione dei beneficiari del programma di supporto promosso da HI attraverso i partner.
Partiamo dall’inizio:
1)
-          Tutti i survivor sono identificati attraverso il Victim Profile Form;
-          Tutti i survivor con età compresa tra i 18 e i 60 anni sono identificati attraverso il FORM SOCIO-ECONOMICO;
-          Solo le Persone con disabilità con età compresa tra i 18 e i 60 sono identificati attraverso il FORM SOCIO-ECONOMICO;
2)
- I Livelihood officer di settimana in settimana presentano i casi identificati con il form socio-economico;
- una volta ogni 15 giorni lo Steering Commitee vota per il passaggio dalla I° fase alla II° fase del processo di selezione delle persone che, per non si sa quale motivo specifico, vengono ritenute idonee (sono escluse, ad esempio, le persone che non coprono i bisogni essenziali che, normalmente, vengono considerate le più vulnerabili);
- a coloro che passano alla II° fase vengono sottoposti due forms: uno riguardante le capacità economiche (che in questo caso, a differenza del socio-economico, prendono in considerazione quelle dell’intera famiglia – elemento per elemento), l’altro le aspirazioni finanziarie (lavoro in proprio, in impresa, ecc..);
-  ogni X giorni del mese lo steering committee si riunisce e per alzata di mano, senza alcun criterio specifico, decide chi accede ai servizi di supporto.
Tornando al discorso iniziale sui criteri di vulnerabilità. Questi sono stati individuati basandosi sul form socio economico per aiutare nell’individuazione dei più vulnerabili (che passeranno poi alla II° fase).
Le categorie individuate riguardano la famiglia (ruolo, n° di persone nel nucleo familiare), l’economia (impiego, periodo di disoccupazione, introito giornaliero, giornate di lavoro mensili, necessità di chiedere prestiti, ecc); la casa (proprietà, acqua, elettricità, terra) e infine l’accesso al cibo.
Questi bellissimi criteri, inseriti come “filtri” nel database che raccoglie tutti i dati, verranno utilizzati per individuare i più vulnerabili con la certezza che, quelli non selezionati saranno comunque rivalutati nella selezione successiva per evitare di escludere dal programma un possibile beneficiario per una semplice questione cronologica.
Altre questioni su cui si sta cercando di lavorare sono: 1) l’inserimento delle persone di età inferiore ai 18 e superiore ai 60 nel processo di selezione attraverso il form socio-economico (sia survivor che persone con disabilità), 2) adattare il form socio-economico in modo tale da ottenere informazioni sulle famiglie di queste persone, 3) identificare le famiglie delle persone morte durante gli incidenti in modo tale da avvicinarsi sempre di più a quello che il concetto complessivo di “vittima”.
Includere tutte queste categorie nel processo di identificazione non comporta obbligatoriamente la loro scelta durante la selezione finale riguardante i beneficiari del supporto. Quest’azione rappresenta, infatti, solamente un modo per avere un’idea complessiva di quella che è la situazione relativa a disabili, e vittime (survivors e famiglie – per le comunità credo ci voglia ancora molto tempo e comunque vengono raggiunte attraverso le attività di Mine Risk Education) nel territorio considerato.
Ecco svelata la storia dei criteri… chi vuole saperne di più deve attendere la pubblicazione ufficiale della directory, con spiegazione dei criteri selezionati e delle linee guida per il Programma Victime Assistance in Uganda che dovrebbe, se tutto va bene, essere sviluppato.
6 SETTIMANA
Ragazzi…la settimana è iniziata. In ufficio nessuno ha fiatato molto. Il fatto che il capo se ne sia andato, stia a Kampala e nessuno sappia esattamente che succede li fa si che tutti siano abbastanza silenziosi. A rendere ancora più dubbiose le cose la richiesta di Kampala di avere VA officer e tecnico database in sede centrale questa settimana. Io l’informazione l’avevo saputa venerdì sera ma Rose l’ha scoperto questa mattina quando le ho detto “ti fai un giro a Kamapala, eh…contenta?!?”. Mi voleva portare con se…ha scritto in sede ma nessuna risposta. Questo fino a questa mattina, mercoledì 7, quando la prima mail della giornata diceva “parleremo con Rose e Isotta della VA”. Panico totale, 5 minuti di dubbi e poi tutto si è risolto. Me ne sono rimasta a Fort Portal. Devo fare la lastra al piede per controllare che non ci siano microfratture in giro. Ieri è pure venuto il dottore a controllare e a fare la ricetta per l’esame. Bellissmo….un foglio di bloc-notes e via J. Con Rose prima che partisse abbiamo cercato di finalizzare il lavoro di questi giorni: dovrò guardare tutti i dati relativi agli attori del programma Livelihood, istituzioni di micro credito, imprese e centri professionali. Data l’importanza del programma l’idea è quella di sviluppare un documento interno dedicato solo ed esclusivamente a loro.  Questionari, database, numeri, servizi…stavo dando un po’ di matto ad un certo punto. In più…. nessuno con cui parlare, né in ufficio né a casa… inizio a soffrire la solitudine J non vedo l’ora che arrivi venerdì per poter andare la mattina a Kasese e poi vedere amici la sera.
Senza infamia e senza gloria è arrivato il venerdì. Sono rimasta 4giorni in attesa di un documento che ancora non è arrivato quindi mi sono arresa e sono andata in missione per la Campagna Italiana.
Sono andata a Kasese a visitare l’organizzazione con la quale Diego l’anno scorso, durante il suo periodo in Uganda, aveva preso contatti.  Appena arrivo Hillary, il chairman dell’organizzazione, mi accoglie calorosamente insieme al ragazzo che si occupa dei progetti. È il mio primo giorno senza stampelle e….si cammina. Mi hanno fatto camminare tantissimo J territorio assolutamente sconnesso e questa è la parte divertente! Prima di parlare del caso concreto per il quale ero li mi hanno fatto fare un giro per tutto il villaggio. Ho visto dove hanno intenzione di “costruire” una scuola per i bimbi, direi che deve essere una via di mezzo tra asilo ed elementari. Ancora non c’è nulla a parte quattro pali..ma questi sono messi giusti in modo da definire il perimetro della struttura.
Vicino alla scuola hanno intenzione di creare un centro professionale. C’è un tavolo da lavoro che ne indica il luogo. Domando se hanno finanziamenti di qualsiasi genere per farlo e mi rispondono di no. Dentro di me le domande corrono…non riesco a capire bene come si possa dare frutto a tutte queste idee senza fondi. La buona volontà però c’è. Mi portano a vedere una scuola…questa è del governo. Mi spiegano che all’interno della struttura ci sono tutta una serie di bambini che rientrano nel loro progetto per i bimbi vulnerabili (orfani, molto poveri, ecc). Forniscono loro libri, penne, matite, quaderni, saponi e altre cose. Da quanto mi è parso di capire è il Rotary a fornire loro questi beni per i bambini. L’organizzazione però fa si che alcuni di questi ragazzi, quelli un po’ più grandi, imparino a fare qualche lavoretto in modo tale da renderun po’ più autonomi per finanziare i vizi e non le necessità- strano a dirsi, ma vero.
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In mezzo ad un sacco di bambini conosco l’effettiva ragione della mia visita. Jennifer, timida anzi, timidissima. Mi sono sentita un piccolo mostro.  A Fort Portal e per strada i bambini vedono un sacco di bianchi…all’interno del villaggio no…e se ho capito bene ero la prima che vedeva. Nel tragitto verso l’ufficio è venuta con noi.
Dopo 1h insieme finalmente siamo arrivati alle presentazioni ufficiali. Questa cosa per me era un po’ strana ma è stata divertente. È come cenare con qualcuno e solo dopo cena chiedere.. “ehi, scusa..chi sei?”. A parte tutti gli scherzi. Introduzione di tutti i membri dell’organizzazione e poi presentazione del  “caso Jennifer”.  L’anno scorso hanno preso contatti con l’ospedale più vicino al villaggio, pare che la possano curare. Domando il costo, quello complessivo: operazione, vitto, alloggio per 2 persone. Mi dicono che c’è bisogno di un3 persona ma non riescono a dirmi il costo effettivo e allora dico “ok, cercate di scoprirlo e poi mi mandate un bellissimo documento con scritte tutte le cose per filo e per segno”.  Sarà difficile ottenere tutte le informazioni, ma io ci spero.  La prossima settimana dovrei essere informata di tutto…aspetterò! Nel frattempo, mentre si cercava di uscire dall’empasse del “come si fa?” abbiamo fatto mille foto. Non sono mai stata fotografata tanto e soprattutto non sono mai stata ringraziata così tanto. Un grazie continuo. Dopo 2ore di meeting ho dovuto salutare. Dovevo rientrare a Kasese per recuperare la Mine Risk Education Assistant, Doreen, in visita al partner locale e tornare a Fort Portal per continuare i miei lavori per HI.
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Il ritorno è stato tranquillo e il pomeriggio in ufficio pure. Tutto in prospettiva del week end e dell’arrivo della Interim Base Coordinator: Audrey. La famosa ragazza con la quale vivevo a Kampala. Arriverà domenica pomeriggio, pronta per iniziare la settimana.  

QUINTA SETTIMANA
Tutto è andato esattamente come doveva andare: week end al parco, FATTO! Ragazzi, che bello!!! Le foto sono troppo pesanti e non riesco a inviarvele per caricarle qui ma, su FB c’è tutto quindi le prove ci sono J. Certo, nulla più che paesaggi e animali quindi vedete un po’ voi se guardarle o meno.
È stato davvero bellissimo, e rilassante anche se…con il piede che mi ritrovavo non era il massimo. Non si doveva camminare ma il solo fatto di essere in macchina con buche ogni 2 secondi e mezzo non è stato il massimo. La contentezza di essere in mezzo alla natura e agli animali ha fatto però passare ogni pensiero.
La settimana è iniziata tranquillamente. Un sacco di cose da fare! Dopo la riunione con il Technical Advisor ho dovuto scrivere il report sulla riunione da spedire a Kampala e quindi, mi sono messa a descrivere la metodologia per migliorare lo strumento della Directory attraverso l’individuazione di criteri di selezione che permettano di inserire nella Directory solo quelle organizzazioni che offrono servizi effettivamente usufruibili dalle persone con disabilità. Questo cosa significa? In due parole: organizzazioni che abbiano, ad esempio, le conoscenze per fornire supporto psico-sociale alle persone disabili o alle vittime (intese sia come survivors che come famiglie) oppure istituzioni di microcredito che forniscano dei prestiti ad un tasso prefissato (cerchiamo di evitare di inserire nella nuova versione istituzioni che chiedono il 22% di tasso d’interesse).
Questo report però non era l’unico da presentare. Ebbene si, altri 2 sono stati inviati a Kampala. Uno di analisi del Victim Assistance Referral System e l’altro del Rehabilitation Referral System. Nel primo l’analisi ha riguardato principalmente i questionari che vengono somministrati ai disabili e i famosissimi criteri di vulnerabilità, l’altro il tentativo di fare subentrare ICRC nel sistema con l’individuazione di criteri di disabilità. Questo sembra essere l’anno dei criteri. Vedremo che ne salta fuori alla fine.
I report, dopo vari controlli, discussioni, scontri sono stati spediti a Kampala e pare siano stati apprezzati. Nel frattempo due cose sono successe. Da un lato la finalizzazione delle famose job description scritte per lo psicologo e per gli operatori della Directory con la relativa spedizione a Kampala per la convalida (avvenuta con successo, ora si aspetta solo l’ok per la pubblicazione) e, dall’altro il ricevimento sempre da parte del technica advisor di un documento relativo alle modalità di selezione dei partner HI in loco. Compito: leggere, correggere ed inserire input. Beh, è facile farlo quando chi ha fatto il lavoro non è più presente…con l’autore in linea su skype non lo è così tanto J. Mille paure su come avrebbe preso i commenti/suggerimenti. Ma pare averli presi tutti abbastanza bene. In realtà i miei commenti erano sempre anticipati da domande relative al sistema utilizzato da lui per strutturare il procedimento di selezione. E così, da un lato si impara chiedendo e dall’altro si partecipa attivamente alla costruzione di un sistema. Tutto questo..fa sentire bene.
Quando accade tutto questo è ormai venerdì…ultimo giorno in ufficio per il capo. I lacrimoni si sprecano per tutti, mancherà un sacco ma cercheremo di andare avanti. Le news da Kampala riguardano l’arrivo di Audrey come acting base coordinator e di Ansar come supporto logistico. A breve saranno con noi e tutto piano piano dovrebbe ristabilirsi senza grossi problemi.
Il mio piede intanto continua a fare le bizze e questo preoccupa un po’ tutti visto che da lunedì sarò da sola…ebbene si, come le grandi signore sarò presa e riportata a casa…che cosa brutta!!!!!
Ragazzi, è domenica…sono sola. Il capo è partito. “Ciao compagno” “Ciao compagna, ti chiamo stasera”. la casa è vuota, è gigante e stare da sola fa un certo effetto. Il fatto che fuori piova non è di grande aiuto ma piano piano ho fatto passare la giornata. Molto piano piano….tra un film, un libro e un po’ di musica. 
QUARTA SETTIMANA
Ed eccoci qui a ricapitolare questa settimana. La quarta. Pare che sia quasi passato un mese da quando sono arrivata in Uganda, in realtà al mese manca una settimana ma, nonostante questo..sempre al 26 di agosto stiamo J
La settimana è iniziata all’insegna delle cose da fare, come avevo annunciato la settimana scorsa. Terms of Reference per coloro che raccoglieranno i dati per la directory dei servizi, criteri di selezione per i servizi e poi…e poi di nuovo terms of reference, questa volta per reclutare una psicologa e poi…e poi di nuovo criteri. Di vulnerabilità questa volta. Saranno utilizzati per identificare i beneficiari finali del programma di Victim Assistance.  Bello! Mi ha permesso di condividere idee con Rose, capire dove il mio punto di vista sulla vulnerabilità e il suo si incontrano. Per fortuna…che se ne dica che veniamo da due mondi diversi…Italia-Uganda…i criteri sono gli stessi. La percezione della vulnerabilità pare che tra me e lei sia la medesima. Criteri universalmente validi? Non credo. Criteri utili qui? Ci credo già di più J
Sono contenta di partecipare all’implementazione del progetto. Si creano linee guida e questo mi piace. Forse stare sempre davanti ad un database non mi sarebbe piaciuto altrettanto ed invece queste attività mi permettono di dare un contributo, discutere con le persone, avanzare proposte, accogliere consigli e migliorare le cose. Credo che in 3 parole sia riassumibile in “MI sento UTILE”. Mi piace confrontarmi con chi mi sta intorno in ufficio, con i Partner ho meno possibilità perché li vedo poco. Non stando a Kasese (sede di tutti loro) e vedendoli sono una volta alla settimana (oggi ad esempio è saltata) non c’è sempre modo di affrontare tutti i temi che dovrebbero essere discussi ma quando si parla ci si capisce e questo è bello. Ammetto che ogni tanto mi sorge il dubbio se il “si, bello, potremmo farlo così” sia dovuto al colore della pelle o altro ma l’importante secondo me è che il servizio venga dato al meglio. SI parla sempre di quei famosi beneficiari, un giorno spero di poterne incontrare qualcuno perché ammetto che il contatto con la realtà di cui tanto parlo un po’ mi manca e vorrei toccarla con mano. È così che ho fatto quando stavamo in Laos…parlato, conosciuto, che t’è successo?come stai? Credo sia l’unico modo per capire che passa per la testa altrui anche se sono sicura  non sia possibile capirlo del tutto. Mi accoderò, appena avrò un attimo di tempo, ai partner nelle loro visite sul campo per vedere come funziona il tutto. Ho visto tutto su carta, ho sentito racconti ma vorrei vedere concretamente. Ammetto che bramo dalla voglia di andare in giro, conoscere. Confrontarmi. Spero di poterlo fare prima di ripartire..a volte penso che sto così bene che di ripartire non è che mi venga molta voglia J sto facendo qualcosa che mi gratifica, che mi piace. Oggi (venerdì 26) il Technical Advisor della Victime Assistance mi ha chiesto se mi va di fare un giro nella nuova base di Gulu. Spero si concretizzi. Ho letto così tante cose sulla situazione del nord Uganda che mi piacerebbe vederla con i miei occhi. Handicap ha appena aperto una missione li e mi piacerebbe vederla visto che quello che stiamo sistemando ora a Fort Portal verrà replicato li. Vedremo anche questa cosa ma spero di riuscire ad organizzarla presto. Oggi ho avuto modo di fare una riunione con lui, ho presentato quello che avevo fatto in queste settimane (analisi della Directory, vulnerabilità, VA referral system – prometto che appena ho tempo, perché ce ne vuole davvero tanto per spiegare il tutto scriverò esattamente come funziona questo sistema) e pare avere apprezzato. Questa cosa mi rende la giornata più piacevole.
Per chi si domanda cosa c’è che non me la rende piacevole rispondo subito: ho le stampelle. Stamani, tornando dal workshop di ICRC mi sono presa una storta al piede. Si, capisco che dire che mi sono presa una storta non sia altrettanto ganzo che dire “mi sono presa la malaria” ma…bona, così è J ringraziando Dio, ora vado in giro con 4gambe J. Qualche simpaticone mi ha chiesto se volevo fare pubblicità a Handicap International avendo un handicap ed essendo International. Tralasciamo la risposta che è stata data che è meglio JJJ spero che domani non salti il giro al parco nazionale Queen Elizabeth. Ma credo non salterà. Stringerò i denti e mi addentrerò nel parco. Tanto li non devo camminare quindi, non vedo grosse complicazioni. Su consiglio della capa di ICRC però devo aspettare domani per vedere come passo la notte. Non era convinta al 100% che non ci fosse una “frattura” e così si aspetta domani mattina per decidere effettivamente.
Altre novità? È definitivo che il capo se ne va. Vedremo cosa succederà poi. Intanto aspetto con ansia il week end in mezzo alla natura sperando che non salti tutto.
Mo’ raga mi vado a mettere il ghiaccio e vi saluto.

 
TERZA SETTIMANA

La settimana è iniziata all’insegna delle riunioni con Rose, la Victim Assistance (VA) officer. Numeri numeri numeri…stanno quasi diventando i miei migliori amici. Le persone quasi non esistono in questo momento. Lo schema è: “risultati-attività-indicatori”. Tutto è misurato con delle bellissime (e non sto scherzando) tabelline excel e piano piano, studiandole, analizzando i budjet dei partner e via dicendo stiamo/sto iniziando a capirci qualcosa per davvero. Oggi è mercoledì e dico davvero quando affermo che tra lunedì e martedì i miei occhi sono stati focalizzati su griglie di excel indicanti tutte le attività fatte fino ad ora, i soldi dati e quelli realmente spesi, il numero di beneficiari raggiunti e così via. Beneficiari. Questa è la parola che da quando sono arrivata qui sento di più in assoluto. Sembra quasi che sia una di quelle paroline magiche che pronunci per ottenere qualcosa dal tuo interlocutore. In realtà è un concetto secondo me ancora abbastanza astratto. Non ci sono dei criteri reali attraverso i quali vengono scelti e questo fa si che, a mio parere, un qualcosa che dovrebbe essere molto concreto in realtà sia diventato, almeno ai miei occhi, quasi intangibile. Chi sono? Dove vivono? Come fai a determinare chi riceve prima le cure? Chi è il più vulnerabile? Ecco il secondo termine più amato: vulnerabilità.  Anche qui si ritorna ai criteri. Cosa ti permette di evidenziare chi è più vulnerabile e chi meno? Sembra brutto dover catalogare secondo dei criteri un qualcosa che forse tanto inquadrabile non è, e mi riferisco alla vita e alla salute della gente, ma è sempre tutta questione di priorità e i conti, pare J, debbano tornare.
Dalla prossima settimana si inizierà a lavorare seriamente sulla directory. Tutto il lavoro è in ritardo e non lo vedrò completato. Ho il compito di identificare, insieme a Rose, quali siano quei famosi criteri di ci parlavo poche righe fa e dopodiché mi darò alle risorse umane J devo stilare i criteri di selezione per coloro che faranno la raccolta dati nel distretto di Kasese e Bundibugyo, vedere quali saranno i loro termini di riferimento e via dicendo…
Insomma, se qualcuno sa quali erano i Terms of References (ToRs) scritti per la mia missione…, pensate a quelli ed elevateli ad un numero negativo. Come ho detto un giorno a Tiby, che era tutta contenta, si naviga a vista. Questa cosa va davvero bene. Sto facendo cose diverse e cerco di apprendere il più possibile dai miei interlocutori cercando comunque di dare il mio contributo.
Mercoledì 17 (l’abbiamo scampata che non è né martedì né venerdì 17) Oggi che si fa? Di nuovo riunione. Dobbiamo parlare della parte “livelihood” (supporto economico – psicosociale – riabilitativo) del progetto di VA quindi di nuovo tabelle, risultati, attività, indicatori e formule. Ormai me le sogno la notte ma come ho detto  a Francesco ieri…se alla fine di questa esperienza non avrò paura di fare “click” sul programma Excel sarò ben contenta. Se poi saprò pure usarlo lo sarò  ancora di più. La matematica per me è un’opinione, le formule di excel pure ma….beh, mi rendo conto che a questo mondo un’infarinatura generale sulle cose ti aiuta a sopravvivere.
Dopo la riunione ho parlato con Rose del piano di lavoro della settimana successiva…chiacchiera e richiacchiera sono arrivate quasi le 7. È  decisamente ora di andare a casa. Domani si va a Kasese per una riunione  con i partner.
Giovedì 18: in macchina alle 8, arriviamo naturalmente in ritardo. La strada fino a Kasese si fa sentire…soprattutto su di me che non sto dormendo molto le notti. Vedo verde intorno a me e mi rilassa, mi rilassa così tanto che mi estraneo dal silenzio che è calato in macchina e penso guardando fuori dal finestrino. I punti del giorno sono davvero tanti, la riunione che dovrebbe durare 1h, 1h e mezza al massimo dura fino alle 12 e qualcosa. I temi affrontati? Valutazione progressi della Victim Assistance, budjet, sostegno psico-sociale, lamentele e proposte varie…insomma, un po’ di tutto.  La scena più bella della mattinata a Kasese per me non è legata alla riunione quanto ad un bambino che passa e ripassa davanti all’entrata dell’associazione, scruta sorride e scappa. L’ho ritrovato una volta uscita dalla riunione. Sempre li, fuori dalla porta, a scrutare i nostri bei visi pallidi. E’ bello, ci chiede come stiamo e scappa subito dopo la risposta J.
Dalla riunione ne usciamo con qualche idea in più e ne si discute in macchina ritornando alla casa madre, Fort Portal. La giornata lavorativa, una volta rientrati, non dura troppo perché il viaggio Fort Portal-Kasese e ritorno riesce a stramazzare chiunque J, anche i più forti (nei quali naturalmente non rientro io).
Venerdì 19: La giornata è iniziata bene...ho scorso una cosa tipo 70 questionari per cercare di trovare le risposte più assurde date dalle “imprese” locali – considerati come attori per il programma di livelihood. Ce ne sono alcune di molto divertenti, altre incoerenti, altre davvero brutte. Leggendo alcuni di questi questionari mi ritorna in mente un documento che ho letto relativo alle diverse opinioni che le persone hanno ancora dei disabili. Non è bello, e mi rendo conto di quale sia la situazione. Poi penso che anche da noi molto spesso si sentono dire le stesse cose e quindi mi vergogno ancora di più. Nel pomeriggio ho buttato giù qualche idea per i criteri e tutto il resto. In queste settimane ho avuto modo di pensarci molto quindi le mie idee già me le sono fatte. Buone? Cattive? Si vedrà…intanto le ho scritte in un documento word e le ho mandate a Rose. Nel primo pomeriggio sono ritornati in ufficio, dopo 4giorni a Bundibugyo, anche il resto della ciurma: Doreen, Johnson  e Christopher. Christopher però è ripartito quasi subito per Kampala. E’ uno dei responsabili del programma di Mine Risk Education ed era venuto dalle nostre parti per partecipare ad un training promosso da HI per gli enumerators. Chi sono questi tizi? Non sono dei mutanti e nemmeno dei cartoni animati…sono semplicemente coloro che andranno a fare la KAP (Knowledge, Attitude, Practice) survey nelle prossime settimane per poi poter tornare ad implementare un programma di Mine Risk Education che tenga in considerazione il target dei beneficiari e i loro bisogni.
Sabato 20: mi sono alzata con la voglia di leggiucchiare qualcosa…è durata poco. Quando alle 11 il grande capo si è alzato e ha detto “colazione?” la mia risposta immediata è stata “si” e la conseguenza è stata la chiusura del libro che avevo in mano. Inaspettatamente ci ha chiamati Solene, fisioterapista (capoccia) di ICRC  per proporci un giro nel pomeriggio con lei e il marito (Ansar, logista per HI a Kampala che da lunedì sarà con noi per una settimana). Siamo andati, in un parco non molto lontano da Fort Portal dove, pare, si possano cucinare le uova nel lago. Questo è quanto ci dice per convincerci ad aggregarci. Non ci impiega molto a farlo e alle 13.30 andiamo da lei. Come da programma ci dimentichiamo le uova, che verranno acquistate lungo la strada per il parco. Se parti per cucinare le uova in un lago è normale che te le dimentichi J Siamo arrivati li che erano più o meno le 16. Discussione per il pagamento dell’entrata (volevano 40$ a testa per meno di 10 minuti di camminata e….per l’utilizzo della cucina acquatica). Ce la facciamo a farci ridurre il prezzo e alla fine partiamo. Io non avevo sinceramente capito di cosa si trattasse esattamente quindi quando siamo arrivati al fatidico luogo mi sono un po’ stupita. Vari laghetti, chiaramente vulcanici, acqua calda che bolle e un odore di zolfo infinita (Dopo 30minuti passati li non dovrebbe venirci il raffreddore per i prossimi mesi J). siamo andati subito a mettere le uova a cucinare…ragazzi è vero. Dopo 10minuti siamo ripassati a prenderle ed erano… direi…”ben cotte” e davvero bollenti.  Per evitare di prenderci le secchiate di acqua, dopo varie considerazioni e foto, ci siamo diretti alla macchina. Ci aspettavano altre 2 ore di viaggio prima di ritornare in quel di Fort Portal e volevamo esserci prima delle 7, ora in cui Ansar e Solene avrebbe “spezzato” il digiuno, seguono il ramadan. Messi in macchina e presa la via del ritorno veniamo avvertiti da un gruppo di lavoratori che la strada che avevamo fatto appena 2h prima era crollata in un punto e quindi non si poteva proseguire. Discussione interna, discussione con loro – diretti a Fort Portal – e decidiamo di seguirli per una strada che pare non dovremmo fare. Alla nostra sinistra il Congo…la sensazione è bellissima. Strada sterrata, passiamo in mezzo al nulla. Qualche casa qui e la, mucche e capretti che vagano liberi per la strada... per me tutto rientra nell’avventura..e mi guardo attorno cercando di cogliere ogni minimo particolare. Quelli che, se fotografati, non ti darebbero a distanza di tempo le stesse emozioni di un ricordo. I bimbi che incontriamo per la strada ci salutano e alcuni di loro fanno segno come per chiederci soldi. La domanda nella mia mente sorge spontanea: che se ne fanno dei soldi in mezzo al nulla? Non sarebbe meglio qualcosa da mangiare? Non mi rispondo ma tutti abbiamo pensato la stessa cosa. Dopo un bel po’ ci ritroviamo sulla strada che avevamo fatto all’andata, siamo in perfetto orario. Ah dimenticavo…all’andata ho dato ‘na capocciata sul tetto della 4x4 di ICRC. Non è stato visto un dosso e, preso ad una certa velocità ha dato come risultato una botta atroce alla testa e un po’ di dolori vari. Questo per arrivare a dire cosa?? Che ad ogni dosso incrociato sulla via del ritorno tutti mi guardavano e dicevano “forza isotta”…insomma, sono stata presa in giro da 3 nazioni: Francia-Italia-Pakistan. La cosa positiva di tutto questo? Ci ho guadagnato un massaggio da Solene..uno di quelli professionali che tanto male non fa J. Alle 7 abbiamo interrotto il digiuno…bello, buono e poi…chiacchiere, cena e film (Monsters & Co.) in compagnia.


SECONDA SETTIMANA
Ragazzi, finalmente ci si prepara a partire per Fort Portal. Le riunioni si stanno concludendo, la “terra ha smesso di tremare” e ora, se Dio vuole, finalmente raggiungerò la meta. Ammetto che mi sembrava sempre più lontana e aggiungo anche che fino a quando non ci arriverò non ci crederò ma intanto…pare esserci, quasi J.
Non ci sentiamo dal 5…che è successo? Nulla di che, a dire il vero. Dal punto di vista lavorativo quanto meno, considerando che il più è stato week-end. Dunque, cosa abbiamo fatto? Premettendo che ha quasi piovuto tutto il tempo (e aggiungerei “Diego, meno male che faceva caldo, eh?!?”)… direi che non abbiamo fatto molto. Ci siamo dati a vita mondana tutte le sere. Strano a sentirsi, eh?!? Una sera indiano e bowling, un’altra barbecue, l’altra ancora…aspetta, aspetta…nessuna uscita. Aglio, olio e peperoncino a casa su richiesta di Audrey.
Il lunedì mattina le attività in sede a Kampala continuano imperterrite. Tutti fanno “cose” ma non vedono “gente”. Stanno selezionando del nuovo personale, anche per Fort Portal quindi vedremo che ne sarà di queste decisioni nel prossimo futuro.
… appena tornata dal pranzo mi dicono che devo fare il test di guida..di giorno e di notte. È divertente che la patente in Italia l’ho presa alle 2 del pomeriggio e qui mi fanno fare la prova due volte per darmi il permesso di guidare. Mi danno la possibilità di farmi “male” due volte…giusto per esserne certi J ahahha, ci sarà da ridere. Povero Rakesh, sarà lui a farmi l’esamino.
9 agosto. Ho fatto il test. Anzi, in realtà non l’ho fatto. Per chi, come me è abituato a guidare con il cambio manuale…provare a fare l’esamino di guida con una macchina con cambio automatico è un suicidio. Almeno lo è stato per me. Sono uscita solamente dal parcheggio e in meno di 10mt ho rischiato di uccidere Rakesh due volte. Mi ha fatto rifare il test l’indomani (10 agosto –  giorno della partenza per Fort Portal), con una macchina con cambio manuale, e tutto è andato tranquillo. Riassumendo quindi: attenti cittadini ugandesi, turisti ed espatriati…c’è un altro pericolo per la strada. Ebbene si, io mi aggiungo solamente ad una situazione già disastrosa di suo. Qui il codice della strada non esiste proprio..vince il più forte. Sarò io? Dato il macchinone a disposizione, potrebbe pure starci J
10 agosto. Siamo partiti per Fort Portal intorno alle 11 e siamo arrivati alle 16. il viaggio è stato davvero stancante ma tremendamente bello. Dalla città siamo passati alla vegetazione pura. A quella che io definirei Africa per come me la immaginavo. Piano piano diminuivano i villaggi, le persone per strada e ci si addentrava sempre di più in una natura decisamente più “selvaggia”, passatemi il termine forse poco politicamente corretto. Sono state 5 ore di chiacchiere…di scambi di opinioni, idee…come faresti questo?ti piacerebbe fare questa cosa? Insomma, da che era in crisi perché non sapeva bene cosa farmi fare gli si era illuminato un mondo, forse! Mentre ci si avvicinava sempre di più a Fort Portal il paesaggio è cambiato un’altra volta. Intere distese di piantagioni di the e simpatiche scimmie che invadevano la strada. Io ho sorriso…tutti in realtà in macchina lo hanno fatto perché erano carine e non gliene importava nulla di essere in mezzo alla strada e bloccare il traffico.
Arrivati a Fort Portal, fatte le presentazioni con l’unica persona presente in sede, l’amministratrice (sorridente, pacioccona…la scoprirò piano piano), abbiamo salutato e siamo andati subito a casa…beato a chi pensa che i cooperanti non facciano la bella vita (ok, si, dipende dalle organizzazioni). Vi vorrei far vedere dove abitiamo, anzi, lo farò con le foto. Datemi solo un po’ di tempo per organizzarmi bene e superare la mia diffidenza nei confronti delle macchinette fotografiche. Siamo immersi nel verde, la casa è grande e spaziosa e che dire..forse il fatto che siamo solo in 2 aiuta decisamente J. Sistemate alla bella e meglio le cose abbiamo fatto un giro per il centro della “città”. Prese due cose per la colazione e poi via, direttamente a cena. Erano solo le 17,30 ma stavamo per morderci a vicenda quindi la fame ha avuto la meglio sul raziocinio che ci faceva considerare quanto presto fosse per cenare. Poco male. Mi ha portata in questo posto in stile “post-coloniale”, prato verde all’inglese, portico…sembrava di essere in un film da quanto bello era ciò che ci stava intorno. Pare che sia il locale/albergo di “lusso” della zona e non mi stupisco per niente data l’innumerevole quantità di “bianchi” presenti. Le chiacchiere sono proseguite fino alle 21,30. Dobbiamo convivere 2mesi, forse è meglio che ci si conosca meglio, no? È tornato ad essere “gentile” da quando gli ho fatto notare alcune cose e questo è davvero apprezzabile. Credo che in fondo sotto quel viso barbuto in stile “anarco” ci sia un buono. Sarà vero? Bisognerà aspettare le prossime puntate per capirlo veramente. E chissà, magari non lo si capirà mai.
11 agosto. 6.30 la sveglia è suonata ma ero già sveglia da un po’…sentivo recitare le preghiere dal Mu‘adhdhin da molto, molto lontano eppure sembrava mi stesse accanto al letto o al massimo in giardino. Gli uccellini che cinguettano, lo fanno sempre. Sembra che non si stanchino mai. Ho preparato la colazione…6uova per due..è la svolta stare in casa con qualcuno che fa questo genere di colazioni. Il mio colesterolo alla fine dei 2 mesi dirà “ti prego, basta” ma per ora gioisce il ritrovamento di un compagno di mangiate.
Che s’è fatto al lavoro oggi? Stamani mi sono messa a guardare la directory. Ho fatto qualche osservazione ieri pomeriggio in macchina e mi è stato chiesto di metterle per iscritto, comprese le correzioni varie. In effetti..fare l’update rientra nei miei compiti quindi non è nulla di diverso da quello che dovrei fare. Ho guardato con lui delle cose finanziarie e la cosa mi è piaciuta perché ho scoperto un mondo mai visto prima…quello dei numeri J. Come per la maggior parte degli scienziati politici, infatti, rifiuto la loro esistenza. Non mi piacciono, non c’è nulla da fare!
…nel pomeriggio abbiamo fatto una riunione con Rose e Doreen per stilare la classifica finale degli Enumerators per il distretto di Bundibujo. Dovranno fare la KAP survey a settembre e c’è bisogno di 10 persone che la conducano. Abbiamo analizzato tutti i vari criteri che sono stati utilizzati per la selezione dei “fortunati”: CV, intervista, lingue parlate, gender balance, impressioni generali. Alle 17 abbiamo avuto i vincitori. Alla fine della riunione ho parlato un po’ con Rose, le ho chiesto le informazioni sulla directory…piano piano i miei dubbi hanno visto un po’ di luce (è probabile che me ne vengano altri in futuro ma intanto quelli di partenza sono stati sviscerati). Rose poi mi fa vedere i questionari che sono sottoposti alle organizzazioni e così ho capito qualcosa in più. Mi ha detto che oltre alla directory su Bundibujo dovrà esserne fatta una anche per il “livelihood”.
In serata in ufficio è arrivato un “ragazzo” nepalese che lavora con il DDG (Danish demining group). È rimasto con noi la sera, siamo andati a cena con 3 lavoratori di ICRC, un italiano (ormai soprannominato Baffo Moretti), una francese e una indonesiana. Quest’ultima già la conoscevo perché l’avevo incontrata all’indiano a Kampala. Ebbene si, alla fine si finisce sempre a parlare di mangiare. Comunque sia, tornando al nepalese. Dopo la cena ho avuto modo di parlare un po’ con lui in pace e così ho scoperto che ha lavorato un sacco per UN, che era un militare e che l’indomani sarebbe partito per Gulu (nord Uganda) dove, pare, ci sia una distesa intera di campi minati che devono essere controllati prima di ottobre per poi svolgere attività di vero e proprio sminamento.
12 agosto. Uhhhh, finalmente “sul field”. Andiamo a Kasese! Abbiamo la mattina l’incontro con Amnet-R per parlare di questioni legate alla partnership con HI e del training sugli enumerators che vedrà coinvolte anche persone di Kasese per lo svolgimento della KAP survey in questo distretto e poi, nel pomeriggio abbiamo l’incontro con tutti i partner di HI per le attività di Victim Assistance.
Appena sono entrata all’interno della sede dell’organizzazione che si occupa dei Survivors ho visto un viso conosciuto. Aspetta, ma chi è? E soprattutto…com’è possibile che io trovi un viso conosciuto a Kasese? Ebbene si. Il detto “le persone si incontrano sempre due volte nella vita” è confermato. Ho trovato Olivia. Nessuno di voi sa chi è...forse Arianna, Riccardo e Tiby potrebbero averla vista in Laos. Abbiamo fatto lo Youth Leader Forum insieme ma ammetto che, dato che eravamo in 40 ed ho la memoria da pesce rosso, non mi ricordavo che fosse Ugandese e, men che meno, che abitasse a Kasese altrimenti l’avrei contattata per avvertirla del mio arrivo. La situazione è stata divertente…anche altre due persone mi hanno detto “il tuo viso l’ho già visto”. Avevano sotto mano il libro dal titolo “CMC Zoo” ed ebbene io ci stavo quindi avevano ragione loro. Mi avevano già visto. Mondo piccolo, facce riconoscibili. Buh, chissà come funziona. Io sono sicura di aver incontrato solo Olivia in Uganda ma non si sa mai, magari ho visto anche tutti gli altri e non me li ricordo. Ma nessuno mi ha confermato di esserci stato quindi mi rassicuro. Non sono proprio del tutto arteriosclerotica J. Prima della riunione abbiamo mangiato qualcosa. Ho preso il Matoke (si scrive così?!?) e me l’hanno portato con del pesce. Non era male ma..non ce l’ho fatto a finirlo, anche perché era davvero tanto. Raphael, l’autista di HI, in 5minuti aveva già finito tutto ed io ero quasi sconvolta dalla velocità con la quale si era pappato tutto il piatto che io vedevo come “senza fondo”. Finito il pranzo ho colto l’occasione per parlare un po’ con lui…e lui mi chiede se conosco Diego, ecc… quando rientro in sede scopro che per spiegare chi sono è stata usata la dicitura “il nuovo Diego”. Almeno ora sanno che ci faccio li. La riunione è proseguita tranquilla. Per me e Francesco è stato il primo approccio ad una riunione relativa alla Victim Assistance con i partner e quindi ce ne siamo stati buoni. Aspetta aspetta…no, non è vero. Io me ne sto buona lui ha parlato, tanto J.
In generale la fortuna vuole che le idee che dà siano sempre, come dire, condivisibili e ben viste da tutti, almeno dai locali J quindi il fatto che dia idee “spot” alle persone non viene visto male. Con lui siamo molto spesso d’accordo e quando non condivido ciò che dice accetta la “critica” e se si può si fanno confluire le idee in una unica.
Sulla via del ritorno mi ha domandato cosa ne pensassi di quello che avevo visto, com’era andata la riunione, ecc. Non posso dire che “bene”. I ragazzi delle varie organizzazioni hanno accettato i suoi consigli, le sue proposte e questo non può che considerarsi un punto a favore. Per me è stato tutto veramente interessante. Ho scoperto alcune delle difficoltà delle organizzazioni locali, la metodologia utilizzata per risolverle cercando, più di tutto, di alleviare i problemi delle persone con disabilità. Dopodiché ho le mie idee, penso che indubbiamente certe cose possano essere migliorate ma prima ancora di uscire dalla mia bocca escono da quella del capo. Io sorrido. È carino che qualcuno dica voce a quello che stai pensando tu. Lui lo fa con consapevolezza. È la voce di HI in quel caso. Io chi sono? Posso pensarlo e dirlo a lui o a Rose ma ancora non mi sento nella posizione di dire nulla. Ma tanto, come detto…ciò che penso esce dalla bocca di Francesco quindi…va tutto bene J, è un po’ come partecipare attivamente.
Una volta tornati in ufficio lui ha dovuto fare delle cose. Io ero distrutta ma poi mi sono messa a fare qualcosa, nulla di importante comunque. Avevamo un appuntamento alle 18 con qualcuno, non so chi. Ma la storia è finita con una bidonata all’invito, una corsa al supermercato e la ricerca della tranquillità all’interno delle quattro mura di casa. Abbiamo cucinato..anzi, lui ha cucinato. Io ho fatto bassa manovalanza ma è stato altrettanto divertente. La corrente andava e veniva stile discoteca..ancora chiacchiere, fino alle 11 poi… Goodnight e chi s’è visto s’è visto!
13 agosto. Stamani non ho sentito le preghiere…per una volta sono riuscita a dormire abbastanza bene qui a Fort Portal. Mi sono svegliata comunque molto presto ma poi sono rimasta a poltrire sul letto. Piove, a dire il vero diluvia, lo ha fatto per tutto la notte. Benvenuti nell’Africa che rispetta le stagioni J Ho bevuto il caffè guardando le montagne e il paesaggio che ho davanti casa (che ve lo dico a fare quanto è bello?!?), ho sistemato ciò che avevamo lasciato ieri e poi..e poi nulla. Mo penso a che faremo oggi. Devo sistemarmi ancora. Quindi penso disferò le borse una volta per tutte. Aspetto che si svegli..ho fame ma voglia di fare colazione da soli ragazzi…non ne ho nemmeno un po’.
…La giornata è passata nell’ozio più totale. Abbiamo guardato la distesa di verde che si apriva di fronte a noi stano sotto al portico di casa. Non ha fatto bello fino a metà pomeriggio, diluviava e poi smetteva e poi all’improvviso ha fatto caldissimo e sono quasi riuscita a vedere uno di quei famosi tramonti ma…no, si era riannuvolato tutto un’altra volta e da un momento all’altro sembrava di essere in transilvania. Nebbiolina, freddo….
14 agosto. Sveglia ore 10, colazione tipo e poi…lavoro. Abbiamo lavorato fino a stasera alle 18. Ho visto utilizzare excel come mai prima e mi sono pure divertita. Forse questo è da pazzi..trovare divertente una tabella di excel intendo. Fatto è che ho provato gusto nell’affiancare il capo in una domenica di lavoro e vi assicuro che la giornata poteva permettere altre 1000attività diverse. Finalmente il sole, finalmente il caldo..finalmente forse, anche io, in Africa, ho preso un po’ di colore vedendo un principio di abbronzatura da muratore. La gioia è finita presto. Ora fuori ci sono i lampi, speriamo che non piova. Domani inizia un’altra settimana e mi piacerebbe che iniziasse all’insegna del bel tempo. Il sole mi mette allegria, il brutto tempo…un po’ di malinconia. Dando un ultimo sguardo ad un panorama caratterizzato dalle mille tonalità del verde vi auguro una buona notte!



Kampala, 5 agosto 2011
Vai in Uganda? Con chi? A fare cosa? Quanto starai via? Ecco quali sono state le domande che mi hanno tormentato negli ultimi mesi J. Tutto è iniziato qualche mese fa quando sedute al tavolino di un bar Tibisay (colei che in 5 minuti di presentazione della Campagna Italiana contro le Mine mi ha convinto ad entrare in questo mondo) mi ha detto “se si ripropone il progetto dell’anno scorso con Handicap International…ti andrebbe di…”, ed io…”SI! Che domande?!?”. Era un modo per mettermi alla prova in un contesto totalmente diverso ed io…pur avendo paura delle sfide le accetto sempre più che volentieri. Ho accettato la proposta immediatamente aspettando che l’idea si trasformasse effettivamente in realtà e di mesi da quella generica domanda ne sono passati.
A metà giugno, dopo varie peripezie, con un misto di eccitazione-nervosismo ho dato il consenso definitivo a partire per l’Uganda. I 5 minuti più strani degli ultimi tempi. “Allora…si o no?Vuoi partire per 2 mesi?” ed io ho ridetto quel fatidico “si” pensando a tutte le cose che avrei imparato, sia dal punto di vista professionale che umano. Il “problema” sono stati i 3 minuti successivi J … euforia, paura, dubbi…sarò capace? Sono in grado di farlo? Tutte domande che mi pongo ogni volta che devo prendere una decisione o, com’è successo questa volta, immediatamente dopo averla presa. Sveglia, eh?!? E poi la domanda… “ma che devo fare di preciso?”…e la risposta fu “affiancamento ai responsabili della Victim Assistance e Mine Risk Education”….embé? in pratico?? Ho capito che il reale significato di questa risposta me lo darà l’esperienza stessa. Le parole belle ma quello che a volte serve è l’azione, almeno a me. Credo sia sempre quella a farmi comprendere effettivamente che cosa faccio, dove sono, ecc. In generale diciamo che dovrei seguire l’evoluzione della Directory che è stata sviluppata l’anno scorso riguardante le organizzazioni locali presenti nel distretto di Kasese che svolgono attività correlate al tema della disabilità. Detto questo…aspetto di arrivare sul campo per capire cosa farò concretamente. Ho provato a carpire sempre maggiori informazioni ma per me è tutto molto vago ed intrigante allo stesso tempo. È sempre così no? Quello che non capisci totalmente è quello che attira di più.
L’ansia l’ultima settimana prima della partenza è salita alle stelle…ero assolutamente intrattabile e, per onestà intellettuale, lo ammetto. La paura di non essere in grado di fare le cose, è questo quello che mi impedisce molto spesso di vivermi le cose tranquille ma in fondo sono qui per imparare (è quello che mi ripete Tiby almeno 1000 volte) ..non è il mio mestiere ma chissà, forse vorrei lo diventasse e quindi…rimaniamo in attesa di scoprire cosa saranno questi due mesi e forse, alla fine, avrò un quadro più chiaro. Su tutto!
La partenza è fissata per il 1 agosto alle 14 da Fiumicino. Arriverò a Kampala solo il 2 e ci arriverò dopo aver provato 3 aerei e 3 pasti differenti. Roma-Cairo, Cairo-Addis Abeba, Addis Abeba-Entebbe. L’ansia sale, tanto! Ma per fortuna c’è Daria con me in aeroporto. Mi ha accompagnato, aiutato, tenuto compagnia ed incoraggiato…fosse passata oltre i controlli forse sarebbe andata meglio J ma non ci ho pensato a metterla dentro il bagaglio a mano. Passo il metal, la paura sale ancora di più ma dopo quello...posso solo aspettare di arrivare a destinazione perché una volta passati i controlli non si torna più indietro J.   
2 Agosto 2011. Finalmente sono arrivata! Ho messo piede definitivamente a terra e per un po’ non dovrò prendere più un aereo. Il viaggio mi ha davvero sfiancato ma è stato allo stesso tempo divertente. Stando ben 9 ore al Cairo ho avuto la possibilità di conoscere due ragazzi, un ragazzo e una ragazza, entrambi tunisini che mi hanno fatto compagnia aiutandomi a capire cosa diceva un simpatico signore che si era preso tutti i nostri passaporti appena arrivati ai transiti. Siamo stati insieme, il loro volo era in ritardo di qualcosa tipo 5ore e così... mi sono “acculturata” con aneddoti e spiegazioni sulla vita di un “mussulmano tipo” (tra l’altro era il primo giorno di Ramadam quindi vi lascio immaginare che cosa è successo quando il sole è calato). L’aeroporto era preso d’assalto da viaggiatori per/dalla Mecca e così, ho imparato un po’ di cose nuove, che non fanno mai male. Naturalmente, per la gioia di Tiby e, credo anche di Giuseppe, alla fine di tutto ho avuto il mio primo invito ad andare in Tunisia ma….nessuna proposta di scambio con cammelli L che tristezza… sarei stata così contenta di sapere quanti ne valevo ed invece..nulla J.
All’aeroporto ad Entebbe è stato un terno al lotto. Tutti pregavano per il ritrovo delle loro valigie, qualcuno è stato fortunato, qualcun altro no..io sono stata tra i primi. Evidentemente tutte le preghiere dette durante le mie 24h di viaggio mi hanno aiutato decisamente nonostante il tunisino me “l’avesse tirata” come poche persone in vita mia. Appena uscita dalla porta dell’aeroporto ho trovato Andrew, uno degli autisti di Handicap che gentilmente mi era venuto a prendere. Mi ha portato immediatamente in ufficio…per la prima volta guardandomi intorno mentre arrivavo a Kampala da Entebbe mi sono resa conto di come tutto fosse diverso. Paesaggio, aria, animali…ebbene si, vedere due cammelli tranquilli per strada non ha davvero prezzo ed è quantomeno divertente (la domanda giuste forse sarebbe: che ci fanno due cammelli in Uganda?)
Arrivata in ufficio ho incontrato parte dello staff locale e i famosi “espatriati”. Quasi tutti francesi, a fare l’eccezione è un ragazzo nepalese, il logista. Prima impressione? Corrono corrono corrono… per me era (ed è) davvero difficile starci dietro e capire esattamente di cosa parlavano (e di cosa parlano). Telefono, per diem, albergo, guest house…24 h passate senza dormire stavano facendo il loro effetto e l’adrenalina stava calando considerando che finalmente avevo visto dei visi sorridenti. Durante tutto il viaggio tutti sembravano così presi dalle 1000cose che avrebbero dovuto fare una volta scesi dall’aereo che nessuno sorrideva e questo…beh, non è proprio il massimo quando ti senti spaesato.
Mi hanno accompagnato in albergo. Doccia e…..letto. finalmente un letto. Avrei dovuto raggiungere il team per la cena ma…il sonno ha avuto la meglio e la sveglia è suonata alle 6.45 del giorno successivo (3 agosto).
Alle 9 primo meeting con il project manager, Michel. Cosa scopro? Pare che il base coordinator di Fort Portal abbia dato le dimissioni…e ora??? Sono tutti tra l’arrabbiato e l’ansioso e la frase che mi sento ripetere di più è “non è giusto” e… “questo è un casino per la tua missione”. Non sembra essere un buon inizio ma me la sono presa con calma, che devo fare? gli imprevisti capitano e come direbbe Tiby… la destrutturazione è iniziata. Non è semplice per me ma…ce sto a provà J.
La giornata in ufficio è passata tranquilla, ho letto una marea di documenti…tutti sulla Victim Assistance cercando di capire quale fosse la situazione in Uganda. Sarei dovuta andare a Fort Portal il 4 e invece ora…aspetto istruzioni senza capirci molto con tutti che continuano a ripetere “uh, perde una settimana”, “uh, ma che è successo?”e via dicendo. La cosa divertente è che è tutto un “problema italiano”: intern e base coordinator entrambi italiani…e l’amore tra Francia e Italia viene riconfermato in stile finale dei mondiali J senza il colpo di testa però.
La sera del 3 siamo stati in un locale chiamato “Fuego”. Era l’ultimo giorno di lavoro di una volontaria e ci siamo ritrovati tutti lì per salutarla…tutti…un parolone. Alla fine eravamo effettivamente tutti ma siamo arrivati a scaglioni…Audrey e Rakesh (i miei attuali coinquilini) stavano aspettando, più o meno invano, la consegna di tutte le “cose” per la casa. Ebbene si, si sono trasferiti – ed io con loro – nella nuova Guest House che era, più o meno, sprovvista di tutto ed è rimasta così fino a ieri quando, dopo lavoro, siamo andati a prenderci le cose arrivando a casa alle 10.
Tornando alla cena per il “saluto”…è stato divertente. Trovarsi li, ascoltare esperienze vissute, paure, motivi di scontento generale, case, lavoro…per me è tutto nuovo. La cosa bella?? Parlano per sigle J e seguire i discorsi risulta davvero davvero difficile, ma questo Diego me l’aveva detto e in Laos e a Ginevra ne avevo già avuto un assaggio…ok, un po’ più di un assaggioJ. Prima o poi riuscirò a impararle..prima?!? o poi?!?
Non siamo tornati a casa tardi ma poi, tra una chiacchiera e l’altra sotto il portico di casa le ore si sono fatte piccole. Che scopro? Audrey è solo del 1987…e qui si che ho provato grande, grandissima invidia ma non è colpa mia se i sistemi scolastici sono diversi (mettiamola così). E’ simpatica, carina e soprattutto…quando è brilla chiama tutti “Darling”. In casa, dopo solo 2 giorni sono stata eletta “conflict manager”…lei e Rakesh si rincorrono e battibeccano come 2 bimbi ed è divertente contando che lui…beh, non è più un giovinotto (come avrebbero detto i nonni). Non sembra affatto di essere in Africa da questo punto di vista. A casa, a Roma forse…una normalissima vita tra coinquilini che fuori dal lavoro cercano di evitare di parlare di cose da “ufficio” e si danno ai discorsi “filosofici”…occhio ai discorsi “filosofici”..passano da quelli molto importanti a quelli, cosiddetti, da “osteria” e la cosa mi fa ancora più sorridere. Come direbbe qualcuno in Veneto..sono decisamente due tipi da “batteria” e la cosa va bene, rido. Dopo un bel po’ di tempo passato senza farlo rido... Mi fanno sentire a casa! E Rakesh, che dire di lui? È il logista a Kampala. Nepalese di origine e gira mondo di professione. È arrivato a Kampala dopo 2anni passati tra Sierra Leone e Liberia e sentire i racconti..beh, quanto meno formativo e piacevole.
E che mi dimentico il pezzo grosso?? Che dire del Capo Missione? Francese, sembra un artista e mentalmente lo è…si fa fatica a seguirlo quando parla. Un po’ per il suo accento tremendamente francese quando parla in inglese un po’ perché…é davvero creativo e passa da una cosa all’altra facendo perdere un po’ tutti. Me compresa, naturalmente. Ormai non mi da più informazioni su quale sarà il mio destino, attende l’arrivo del base coordinator ma pare che martedì-mercoledì mi sposterà definitivamente a Fort Portal. Intanto si informa su come farmi guidare e soprattutto cerca di convincermi a farlo. Per chi non ha idea di come si guida in Uganda…pensate a Roman.  Se state pensando “wow, divertente”…io penso “wow, un suicidio annunciato”, non guidavo a Roma…figurati se guido qui, in un posto dove, tra l’altro, guidano -  secondo me – dalla “parte sbagliata” J. Insomma, non sono particolarmente convinta di volerlo fare ma intanto lui si informa così se lo vorrò fare/dovrò fare almeno posso.
Ieri la giornata in ufficio è passata tra mille documenti e un freddo cane. Africa=caldo??? No, assolutamente no. Si è patito il freddo, siamo stati senza corrente, senza internet..insomma, la giornata è passata davvero tranquilla perché…beh, con entrambe che vanno e vengono non è estremamente facile. E poi pioveva e nessuno sembrava essere di ottimo umore. La sera con Rakesh e Audrey siamo andati a prendere, come già detto, tutto le cose necessarie per la casa che erano rimaste al centro commerciale (per una qualche ragione non volevano consegnarli e Rakesh…beh, non era assolutamente contento di questa cosa). Al negozio ho davvero visto cosa significa sorridere ed avere in cambio “cortesia”. In Italia…ti guardano in cagnesco pure quando sorridi..qui sorridono pure loro (poi, comunque, chissà cosa pensano). Ho scoperto che quel negozio specifico è aperto 24/7 quindi, se a mezzanotte o l’una del mattino qualcuno dovesse avere bisogno di un ferro da stiro, una coperta o altro…beh, può averlo comodamente.
Comunque sia, tornando a noi..siamo arrivati a casa davvero tardi, niente luce da nessuno parte e tutta la roba da scaricare dal furgone del negozio ma…grazie alla mia “super torcia” siamo riusciti a fare tutto e siamo usciti immediatamente a cena. Stesso posto della sera prima, credo che per tutto il team sia diventato il locale di riferimento. Solo gli abitanti della guest house questa volta. Le cene sembrano essere il momento giusto per conoscere meglio le persone, condividere esperienze e ridere. Per quest’ultima cosa poi stanchezza e birra aiutano sempre. La giornata è terminata con la sistemazione di tutte le cose che avevamo portato a casa. Frigo, forno, moskito-net, coltelli, piatti, tappetini….pare che io sia destinata ad arredare case visto che ogni volta che ne cambio una mi tocca fare il lavoro “sporco” J. È stato comunque divertente e sempre un modo per sentirsi “a casa”.
Per quanto riguarda ciò che mi sta intorno. Difficile dire cosa vedo. Colline, case, “negozi”, polli cotti per strada, mucche che bloccano la strada camminando, nemmeno a dirlo, nella corsia corretta (che per me è comunque sempre quella sbagliata) e capre J. A parte ufficio, locale e centro commerciale non ho visto molto in effetti ma spero di riuscire a rimediare prima di partire. Non c’è stato il tempo e quando c’è stato diluviava quindi nemmeno uno di quei famosi tramonti mi sono vista (ho visto l’alba in Etiopia però…e quella…è stata davvero bella anche perché, come dire…siccome non sono più tanto giovane, l’alba la vedo raramente J )
Che dire quindi? L’esperienza è iniziata bene. Non ho avuto molto da fare, a parte informarmi, perché non sono dove dovrei essere ma credo arriverà il momento in cui ringrazierò di avere avuto questi giorni, anche solo per guardare una collina dall’ufficio e pensare…”beh, sai che c’è??…sto bene!”
Al momento guardo avanti, con calma. Mi godo l’esperienza e aspetto con ansia di vedere che mi aspetterà.
Intanto ringrazio chi mi ha dato la possibilità di fare l’esperienza e….alla prossima puntata.