LAOS 9-12 NOVEMBRE

Il quadro generale
Le bombe a grappolo (cluster bombs) sono armi da guerra che  uccidono e feriscono migliaia di civili innocenti, sia al momento del loro utilizzo che nei mesi ed anni successivi, a causa della contaminazione da ordigni inesplosi che lasciano dietro di sé . Il loro uso continua a sfidare principi consolidati del diritto internazionale umanitario. Per i loro effetti indiscriminati, una volta rimaste inesplose sul terreno, le sub-munizioni rilasciate dalle cluster bombs sono assimilabili alle mine antipersona.
Le bombe cluster sono armi costituite da un contenitore o dispenser contenente “sub-munizioni” esplosive nel numero variabile di 200-250 unità. Il dispenser portato da un aeromobile viene sganciato sull’obiettivo, si apre e lascia cadere per gravità, e quindi con una dispersione casuale, le sub-munizioni, saturando mediamente un’area ellittica di diametro 2000 x 700 m. Questa caratteristica porta a catalogare le submunizioni come “Armi di saturazione d’area” in grado, rispetto alle mine, di coprire grandi superfici con un numero notevolmente inferiore di ordigni. 
Esiste anche un tipo di cluster bombs antipersona lanciate sull’obiettivo con proiettili di artiglieria di grosso calibro. In questo caso la dispersione sul suolo è  ridotta rispetto a quelle lanciate da aereo. 
I problemi sollevati dall’uso delle munizioni cluster sono molteplici. Innanzitutto, data la loro natura di “armi d’area” in grado di disseminare submunizioni su vaste aree, rendono particolarmente problematico, se utilizzate in prossimità di aree abitate da civili, il puntamento su obiettivi di natura esclusivamente militare, rendendo così indiscriminati i loro effetti immediati, in palese violazione dell’Art. 51 del I protocollo della Convenzione di Ginevra.
Inoltre, all’atto dell’impiego non tutte le sub-munizioni, contenute nel dispenser e rilasciate, esplodono a causa di varie ragioni di natura tecnica e/o ambientale come inefficienze di carattere tecnico, la natura del terreno dove impattano e situazioni contingenti relative alla quota di lancio e alle condizioni meteo.
Le ditte costruttrici dichiarano che le mancate esplosioni sono al massimo pari al 5% delle cluster lanciate.A fronte di questo dato l’esperienza operativa di bonifica, invece, evidenzia dati notevolmente superiori. E’ stato verificato, infatti,che la percentuale delle mancate esplosioni non è inferiore al 15-20% per arrivare anche al 40-45% come riscontrato in alcune località dell’Afghanistan. Percentuali elevate che indicano come sul suolo, dopo il lancio di bombe a grappolo, la densità degli ordigni non esplosi assume dimensioni macroscopiche, notevolmente superiori a quella ottenibile se si utilizzassero mine antipersona o anticarro. Praticamente per ogni dispenser lanciato rimangono sul suolo circa  20 sub-munizioni non esplose, vere e proprie mine antipersona. Considerando il numero dei dispenser che normalmente vengono lanciati durante un periodo di belligeranza, le sub-munizioni inesplose possono raggiungere quindi numeri elevatissimi.
Una cluster bomb non esplosa mantiene la sua potenzialità letale praticamente all’infinito e diventa moltopiù pericolosa di una mina antipersona in quanto può esplodere alla minima sollecitazione anche casuale con effetti letali 3 volte superiori a quelli della più potente mina ad azione estesa ad oggi conosciuta. Inoltre non è un dato irrilevante che, come confermano i dati provenienti da zone di conflitto, vengano utilizzate indiscriminatamente anche  in aree abitate,o nelle loro immediate vicinanze e che la conseguente contaminazione  rallenti la fase di ricostruzione post-conflitto,  la coltivazione dei campi, l’accesso ai pascoli, ai pozzi e renda mortalmente insicure strade, scuole ed abitazioni.
Nell’ultimo conflitto nel sud del Libano il 60% delle cluster bombs è stato lanciato nelle immediate vicinanze di centri abitati o villaggi (fonte: Foreseeable harm. The use and impact  of cluster munitions in Lebanon: 2006 – Landmine Action – UK). Sempre nello stesso conflitto, la stima del numero delle munizioni inesplose, come segnalato dal Mine Action  Coordination Center delle Nazioni Unite nel sud del Libano  superava verosimilmente il milione di ordigni.
La nostra azione
Come organizzazione appartenente della Rete Italiana  per il Disarmo,  la Campagna Italiana Contro le Mine promuove l’informazione e la sensibilizzazione sulle conseguenze  dell’uso delle bombe a grappolo a danno dei civili che appaiono del tutto assimilabili a quelle delle mine antipersona.
La Campagna Italiana contro le Mine persegue l’obiettivo della messa al bando di queste armi a tutti i livelli, internazionale, europeo e nazionale.
1) in ambito internazionale ha partecipato, sin dagli esordi, alla mobilitazione della società civile per la promozione di un Trattato Internazionale per la messa al bando delle Cluster Bombs in seno alla Cluster Munition Coalition (CMC), una coalizione internazionale formata da più di 350 ONG impegnate nella difesa dei diritti umani. Alla mobilitazione internazionale è seguita poi un’azione nazionale di sensibilizzazione nei confronti di governo e istituzioni che ha portato:
- l’Italia a partecipare al Processo di Oslo iniziato nel febbraio del 2007 e a firmare, il 3 Dicembre 2008 a Oslo, la Convenzione sulle munizioni Cluster che entrerà in vigore, in qualità di trattato internazionale, il 1 agosto 2010[1].
- l’Italia a ratificare, il 21 ottobre 2009, il V protocollo della Convenzione sull’uso delle armi convenzionali (CCW) riguardante gli ordigni inesplosi e la bonifica dei siti contaminati, coerentemente alla politica di attenzione e salvaguardia dei diritti umani posta in essere dal Governo italiano. (aggiungere in allegato il protocollo)
2) In ambito europeo ha promosso azioni mirate nei confronti del Parlamento Europeo al fine di favorire l’adozione di alcune risoluzioni: P6_TA-PROV(2004)0048 MUNIZIONI CLUSTER, P6_TA(2005)0298 PER UN MONDO SENZA MINE,  P6TA-PROV(2006)0493  CONVENZIONE SULL’INTEDIZIONE DELLE ARMI BIOLOGICHE E TOSSINICHE (BTWC), BOMBE A GRAPPOLO ED ARMI CONVENZIONALI.
3) In ambito nazionale:
- promuove la ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Oslo e parteciperà al Primo meeting degli Stati Partner che si terrà in Laos nel Novembre 2010 durante il quale, l’Italia, prenderà parte come Stato Osservatore.
-   ha sostenuto e sostiene l’approvazione del 1° disegno di legge in Italia riguardante il Disinvestment che, qualora entrasse in vigore impedirebbe il sostegno diretto e indiretto delle banche nazionali alle aziende di Paesi che, non avendo aderito alla Convenzioni internazionali, continuano a produrre mine antipersona o cluster bombs. Questo progetto che, come detto è il primo in Italia, si inserisce nel quadro delle iniziative di molti Paesi europei e non che hanno già istituito una legge ad hoc al riguardo.




[1] Questo processo aveva avuto inizio durante la riunione della Convenzione sull’uso delle armi convenzionali (CCW), terminata il 17 Novembre 2006 a Ginevra, quando la Norvegia propose la costituzione di un trattato contro le cluster bombs come misura adeguata all’emergenza umanitaria creata dall’uso di queste armi.

Le iniziative della Campagna italiana contro le Mine
-         Negli ultimi anni La Campagna Italiana contro le mine ha dato seguito ad una serie di iniziative indirizzate a sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sui problemi causati da questi ordigni identici, negli effetti, alle mine antipersona.
-         1999: dopo l’incidente causato da bombe cluster rilasciate nel mare Adriatico, produce una ricerca di articoli e notizie sul tipo di ordigni e sulle loro conseguenze che viene consegnata al Sottosegretario Rino Serri durante una riunione del Comitato Nazionale per le azioni Umanitarie Contro le Mine presso il Ministero degli Affari Esteri  da lui presieduto con la richiesta di valutare gli effetti di questa tipologia di arma.
-         2001: La Campagna Italiana Contro le Mine con Intersos fa partire una prima raccolta firme per la messa al bando delle cluster bombs. Molte organizzazioni umanitarie internazionali impegnate sul campo denunciano il continuo ritrovamento di sub-munizioni cluster. Invita il direttore di Omar, organizzazione umanitaria afgana per la bonifica, per parlare del problema cluster in Afghanistan ad una conferenza ed alla trasmissione Porta a porta.
-         2003: aderisce e partecipa attivamente alla Cluster Munition Coalition (CMC) movimento della società civile internazionale nata nel novembre del 2003 con l’obiettivo di fermare l’uso delle bombe a grappolo e formata da più di 151 organizzazioni internazionali impegnate nella salvaguardia dei diritti umani. (http://www.stopclustermunitions.org/).
-         2004: Il 7 ottobre 2004  organizza il Convegno internazionale: “L’eredità della guerra. Oltre le mine: le munizioni cluster un emergenza umanitaria annunciata.”  La conferenza ottiene come risultato immediato la presentazione di un disegno di legge per la modifica della norma 374/97  per l’inclusione delle sub-munizioni cluster all’interno della normativa per la messa al bando delle mine antipersona.
-         2006: Il DDL nato nel 2004 dopo il convegno “L’eredità delle guerra” viene ripresentato nella corrente Legislatura alla Camera dei Deputati e al Senato è stato già sottoscritto da 140 Onorevoli e da più di 40 Senatori. La Campagna italiana sostiene l’iniziativa con una nuova raccolta firme e con la sensibilizzazione dei Parlamentari Italiani. Sul fronte internazionale sostiene il processo per una messa al bando delle cluster bombs proposto dalla Norvegia e che vedrà la sua prima conferenza ad Oslo nel febbraio 2007 trattato .Il disegno di legge è supportato da tutte le organizzazioni aderenti alla Rete Italiana per il disarmo.
-         2007 : Il 29 ottobre si è svolta una conferenza stampa alla Camera dei Deputati in Roma promossa dalla Campagna Italiana Contro le Mine in occasione dei dieci anni dall’entrata in vigore della legge nazionale per la messa al bando delle mine antipersona (l.374/97).
Al centro dell’incontro la necessità di sostenere il cosiddetto “processo di Oslo”, un percorso a tappe che ha come obiettivo la firma, entro il 2008, di un trattato internazionale per la messa al bando di queste micidiali armi. È fondamentale, allora, che l’Italia acceleri il passo e approvi il Pdl 1824 che propone l’inserimento delle munizioni cluster nel bando. Esso, tuttavia, è fermo dal 5 luglio 2007 alla Commissione Bilancio, incaricata di valutarne gli oneri finanziari. Per farlo le servono, però, alcuni dati dal Ministero delle Difesa sull’identificazione e sulla quantificazione degli armamenti che andrebbero distrutti. Il risultato è che il 24 luglio 2007 è stato chiesto un ulteriore rinvio di discussione in Commissione Bilancio, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze rimane in attesa dei dati della Commissione. L’iter della legge, insomma, al momento è congelato.
Sono intervenuti alla Conferenza stampa l’Onorevole Sabina Siniscalchi, membro della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati e promotrice della risoluzione 7/00219 “Sul Processo di Oslo”, l’Onorevole Carlo Leoni, vice presidente della Camera dei Deputati e primo firmatario del Pdl 1824 per l’inclusione delle cluster bombs, Rae McGrath, esperto internazionale di bonifica umanitaria e membro dell’ICBL, e Giuseppe Schiavello, Direttore della Campagna Italiana Contro le Mine.
La presenza degli Onorevoli Siniscalchi e Leoni ha confermato la sensibilità a questo importante tema. Essi si sono fatti portavoce delle parole e dell’appello promossi dal Direttore Giuseppe Schiavello, cioè dell’urgente necessità di rispondere all’emergenza umanitaria rappresentata dalle bombe a grappolo, sostenuta a gran voce anche da Rae McGrath.



Audizione con il Comitato Permanente sui Diritti Umani III Commissione Affari Esteri e comunitari – Camera dei Deputati
In data 30 ottobre la Campagna Italiana contro le Mine e l’Onorevole Sabina Siniscalchi, membro della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati e promotrice della risoluzione 7/00219 “Sul Processo di Oslo”, hanno promosso una riunione presso il Comitato dei Diritti Umani della Commissione Affari Esteri. Relatore Rae McGrath, portavoce internazionale di Handicap International Network e esperto internazionale di bonifica umanitaria.
L’audizione ha avuto lo scopo di fornire dati e considerazioni sugli effetti indiscriminati delle bombe a grappolo e sulla preoccupante emergenza umanitaria creata dal loro uso massiccio in tutti gli scenari di guerra, passati e recenti. Il loro uso in prossimità dei centri abitati e dei villaggi, prassi consuetudinaria di molti attacchi aerei, avviene in deliberata violazione dell’art.51 del I Protocollo della Convenzione di Ginevra.. Gli ordigni che rimangono sul terreno inesplosi in percentuali elevatissime, provocano, per decenni, morti e feriti tra la popolazione civile, impedendo di fatto il processo di ricostruzione post-conflitto. Da ciò l’urgente necessità di una legge nazionale di messa al bando e di una Convenzione Internazionale che ne proibisca l’uso, il commercio e la produzione.
In apertura il Presidente del Comitato Permanente sui Diritti Umani Pietro Marcenaro, ha autorizzato la trasmissione dei lavori. L’audizione è stata trasmessa alla sala stampa della Camera dei Deputati tramite il circuito chiuso.
Gli atti dell’audizione saranno tra la documentazione disponibile per i Deputati chiamati alla discussione e votazione del Pdl 1824 che propone modifiche alla Legge 374/97 per l’inclusione delle cluster bombs nella legge di messa al bando delle mine.

-         2008: La Campagna Italiana contro le Mine partecipa alla Convenzione di Olso per la messa al bando delle munizioni cluster che vede la firma da parte del Governo Italiano il 3 dicembre 2008.
-         2009-2010 La Campagna si attiva con attività di sensibilizzazione nei confronti del Governo Italiano al fine di promuovere la ratifica della Convenzione di Oslo e partecipa, all’interno della Cluster Munition Coalition alle attività di sensibilizzazione nei confronti di altri Paesi firmatari, in molti casi contaminati dalle munizioni cluster, per far si che anche questi ratifichino la Convenzione che entrerà in vigore il 1 agosto 2010. In seguito all’entrata in vigore del Trattato, nel Novembre 2010 si terrà, in Laos, la prima riunione tra i Paesi membri alla quale, ormai, l’Italia, non avendo ancora ratificato, parteciperà come Paese osservatore.
-         2010 La Campagna Italiana contro le Mine ha promosso, insieme alla Fondazione Culturale Responsabilità Etica, sostenuta dalla Rete Italiana per il Disarmo, su iniziativa parlamentare, il I Disegno di Legge sul Disinvestment che prende in esame la necessità di creare coerenza tra quanto sottoscritto dall’Italia con la firma di alcuni trattati e la proibizione del sostegno diretto o indiretto delle banche nazionali a ditte di Paesi che, non avendo aderito a certe Convenzioni, continuano a produrre mine antipersona e munizioni cluster. Il DDL dal titolo “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo”, che si inserisce all’interno della campagna “Fermiamo gli Investimenti esplosivi”, è stato presentato alla Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica il 25 Maggio 2010.

Le Cluster in numeri
I Paesi contaminati dalle cluster bombs sono 33: Afghanistan, Albania, Angola, Azerbaijan, Arabia Saudita, Bosnia Erzegovina, Cambogia, Ciad, Croazia, Eritrea, Etiopia, Georgia, Iraq, Isola di Grenada, Israele, Kosovo, Kuwait, Laos, Libano, Montenegro, Marocco, Repubblica Democratica del Congo, Russia, Sahara Occidentale, Serbia, Sierra Leone, Siria, Sudan, Tagikistan, Uganda, Vietnam, Zambia.
I territori contaminati sono 3: Cecenia, Nagorno-Karabakh, Isole Falkland-Malvinas
Paesi che hanno utilizzato le Cluster: Eritrea, Etiopia, Francia, Georgia, Israele, Libia, Marocco, Olanda, Nigeria, Russia Arabia Saudita, Serbia, Sudan, Regno Unito, Stati Uniti.
I Paesi che hanno prodotto e/o continuano a produrre munizioni cluster sono 34: Argentina, Australia, Belgio, Bosnia Erzegovina, Brasile, Cile, Cina, Egitto, Francia, Germania, Grecia, India, Iran, Iraq, Israele, Italia, Giappone, Olanda, Corea del Nord, Pakistan, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Singapore, Repubblica Slovacca, Sud Africa, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti.
L’Italia è inoltre tra gli 85 Paesi detentori di stock, qualora ratificasse la Convenzione di Oslo sarebbe costretta a distruggerli.
il “Processo di Oslo”:
La Convenzione sulle Munizioni Cluster firmata a Oslo nel Dicembre 2008, è stata il frutto di un importante processo iniziato nella medesima città nel Febbraio del 2007 con la Conference on cluster munition. In quell’occasione ben 49 Paesi avevano aderito all’iniziativa del Ministro degli Esteri Norvegese Jonas Gahr Støre manifestando, con una dichiarazione d’intenti, la loro ferma intenzione a concludere un accordo che proibisse la fabbricazione, l’uso, il commercio e la raccolta delle munizioni cluster. Dal Febbraio 2007 al Dicembre 2008 si sono tenute diverse riunioni – Lima, Wellington, Vienna, Dublino – inquadrabili all’interno del “Processo di Oslo” che hanno portato alla firma della Convenzione da parte di 100 Paesi tra i quali però non vi sono gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l’India, Israele e il Pakistan.

I Paesi che hanno firmato la Convenzione sono 108:
1. Afghanistan; 2. Albania (16 Jun 09); 3. Angola; 4. Antigua & Barbuda (23 Aug 10); 5. Australia; 6. Austria (2 Apr 09); 7. Belgium (22 Dec 09); 8. Benin; 9. Bolivia; 10. Bosnia and Herzegovina; (7 Sep 10); 11. Botswana; 12. Bulgaria; 13. Burkina Faso (16 Feb 10); 14. Burundi (25 Sep 09); 15. Cameroon; 16. Canada; 17. Cape Verde; 18. Central African Republic; 19. Chad; 20. Chile; 21. Colombia; 22. Comoros (28 Jul 10); 23. Congo (Republic of); 24. Cook Islands; 25. Costa Rica; 26. Côte d’Ivoire; 27. Croatia (17 Aug 09); 28. Cyprus; 29. Czech Republic; 30. Djibouti; 31. Dominican Republic; 32. DR Congo; 33. Denmark (12 Feb 10); 34. Ecuador (11 May 10); 35. El Salvador; 36. Fiji (28 May 10); 37. France (25 Sep 09); 38. Gambia; 39. Germany (8 Jul 09); 40. Ghana; 41. Guatemala; 42. Guinea; 43. Guinea-Bissau; 44. Haiti; 45. Holy See (3 Dec 08); 46. Honduras; 47. Hungary; 48. Iceland; 49. Indonesia; 50. Iraq; 51. Ireland (3 Dec 08); 52. Italy; 53. Jamaica; 54. Japan (14 Jul 09); 55. Kenya; 56. Lao PDR (18 Mar 09); 57. Lebanon; 58. Lesotho (28 May 10); 59. Liberia; 60. Liechtenstein; 61. Lithuania; 62. Luxembourg (10 Jul 09); 63. Macedonia FYR (8 Oct 09); 64. Madagascar; 65. Malawi (7 Oct 09); 66. Mali (30 June 10); 67. Malta (24 Sep 09): 68. Mauritania; 69. Mexico (6 May 09); 70. Moldova (16 Feb 10); 71. Monaco (21 Sep 10); 72. Montenegro (25 Jan 10); 73. Mozambique; 74. Namibia; 75. Nauru; 76. The Netherlands; 77. New Zealand (22 Dec 09); 78. Nicaragua (2 Nov 09); 79. Niger (2 Jun 09); 80. Nigeria; 81. Norway (3 Dec 08); 82. Palau; 83. Panama; 84. Paraguay; 85. Peru; 86. Philippines; 87. Portugal; 88. Rwanda; 89. Samoa (28 April 10); 90. San Marino (10 Jul 09); 91. Sao Tome and Principe; 92. Senegal; 93. Seychelles (20 May 10); 94. Sierra Leone (3 Dec 08); 95. Slovenia (19 Aug 09); 96. Somalia; 97. South Africa; 98. Spain (17 Jun 09); 99. St Vincent and the Grenadines; 100. Sweden; 101. Switzerland; 102. Tanzania; 103. Togo; 104. Tunisia (28 Sep 10); 105. Uganda; 106. United Kingdom (4 May 2010); 107. Uruguay (24 Sep 09); 108. Zambia (12 Aug 09).


I Paesi che hanno ratificato sono 48:

1. Norway (3 Dec 08); 2. Ireland (3 Dec 08); 3. Holy See (3 Dec 08); 4. Sierra Leone (3 Dec 08); 5. Lao PDR (18 Mar 09); 6. Austria (2 Apr 09); 7. Mexico (6 May 09); 8. Niger (2 Jun 09); 9. Albania (16 Jun 09); 10. Spain (17 Jun 09); 11. Germany (8 Jul 09); 12. Luxembourg (10 Jul 09); 13. San Marino (10 Jul 09); 14. Japan (14 Jul 09); 15. Zambia (12 Aug 09); 16. Croatia (17 Aug 09); 17. Slovenia (19 Aug 09); 18. Uruguay (24 Sep 09);19. Malta (24 Sep 09); 20. France (25 Sep 09); 21. Burundi (25 Sep 09); 22. Malawi (7 Oct 09); 23. Macedonia FYR (8 Oct 09); 24. Nicaragua (2 Nov 09); 25. New Zealand (22 Dec 09); 26. Belgium (22 Dec 09); 27. Montenegro (25 Jan 10); 28. Denmark (12 Feb 10); 29. Burkina Faso (16 Feb 10); 30. Moldova (16 Feb 10); 31. Samoa (28 April 2010); 32. United Kingdom (4 May 2010); 33. Ecuador (11 May 10); 34. Seychelles (20 May 10); 35. Lesotho (28 May 10); 36. Fiji (28 May 10); 37. Mali (30 Jun 10); 38. Comoros (28 Jul 2010); 39. Antigua & Barbuda (23 Aug 10); 40. Bosnia & Herzegovina (7 Sep 10); 41. Monaco (21 Sep 10); 42. Tunisia (28 Sep 10)