MARIANNA IN ALGERIA

UNA SETTIMANA PIENA DI EMOZIONI QUELLA DI MARIANNA 

3 ottobre
Oggi toccherà ricontattare tutte le associazioni con un’email comunitaria_tra due giorni partiamo per un bel po’ e urge rimembrare a tutti che la data limite per l’invio dei questionari compilati è il 15. Ripetere, ridire, ritelefonare, ancora ancora e ancora.Preparazione dei biglietti – programma: martedì partenza per Bechar (due giorni a Bechar e due a Igli), domenica rientro su Algeri all’alba, nel pomeriggio ripartenza per Annaba e ritorno mercoledì.In tutto questo è previsto l’incontro di sei associazioni, con tre di queste assisteremo ad attività per bambini e adulti.Una giornata immersa nella pianificazione del lavoro e preparazione dei viaggi

5 ottobre
Sveglia stanca dopo una nottata mal profittata tra letti e divano per colpa di un complotto tra una serranda rotta e inabbassabile e un lampione della strada di fronte a casa diretto puntualmente sulla mia stanza.In ufficio mi dedico a compilare questionari sui servizi per vittime disponibili a livello nazionale, in particolare a quelli offerti dall’ANSEJ e dall’ANGEM, entrambe agenzie concentrate su progetti di microcredito, parliamo dunque di inclusione economica..mi servono indirizzi, contatti, reperibilità e il maggior numero possibile di notizie che possano servire ad una vittima che vuole accedere a questo genere di attività.Finchè…Faradji, il presidente dell’associazione di Igli (Wilaya di Bechar) ha risposto all’email!!!Salima mi passa il questionario da lui compilato e finalmente posso iniziare a lavorare..bene bene è stato fatto un sacco di lavoro sul questionario, ma mancano ancora delle informazioni importanti e ci sono delle imprecisioni, fortunatamente tra qualche giorno saremo ad Igli e potremo parlare di tutto direttamente con l’associazione.Le informazioni che ogni associazione deve raccogliere riguardano l’intero Wilaya (una sorta di regione) e si riferiscono ad ospedali, associazioni, scuole, centri di riabilitazione, centri di riadattamento, protezione civile, direzioni della sanità pubblica, dei Moudjahiddines (solitamente quelli che offrono un miglior servizio soprattutto in riabilitazione fisica, poiché molti furono vittime di mine durante la guerra), dell’educazione, le organizzazioni delle persone con disabilità, le agenzie di micro credito, di formazione professionale e le casse locali di assicurazione per i disoccupati, etc..Nel frattempo chiamo Maachou poichè stasera partiamo per Bechar, terza regione militare dell’Algeria nonché città non lontana dal Marocco e dunque ricca di controlli soprattutto per gli stranieri, forse ci toccherà una scorta al nostro arrivo, forse essendo con uno del luogo potremo girare senza..a scanso di equivoci lo chiamo, ma lui mi dice che ha già accolto diversi ‘étrangères’ ci sarà solo una procedura standard da seguire.
Email di Rafai !! presidente di una delle due associazione della Wilaya di El Tarf e rappresentante di ICBL (International Campain to Ban Landmines) in Algeria.Ha compilato buona parte delle domande concernenti la protezione civile, benissimo..il lavoro è in aumento..In tutto ciò logistica, biglietti, per diem, preparazione per il viaggio e previsioni per il rientro previsto domenica e la ripartenza quasi immediata per Annaba.Alle 18.00 frettoloso ritorno a casa, due ore per : valigia, mettere insieme tutti i documenti, materiali che ci serviranno, parlare con Tiby, voglia di pasta, frettolosa ‘rinfrescata’.20.30 biip..Khaled è arrivato, ci facciamo una mezz’oretta di traffico, arriviamo a prendere Salima e verso l’aeroporto. Partenza volo 22.35 arrivo a Bechar previsto 00.05Facciamo il Check in, ci dirigiamo verso i meticolosi della dogana che come quasi d’abitudine ormai appena leggon il mio passaporto pronunciano un caloroso ‘Buonasera. Saliamo sul bus che ci porta al piccolo aereo per Bechar, c’è un sacco di gente, molte famiglie, il volo ferma a Bechar e poi prosegue per Tindouf, là vicino ci sono le terre in cui vive il popolo Saharawi, zona molto ‘toccata’ dalle ONG molte spagnole e europee in generale, oltre a diversi progetti di solidarietà e cooperazione italiana.
Il Sahara Occidentale, a metà degli anni Settanta, era una colonia spagnola. Il processo mondiale di decolonizzazione e la crisi del regime franchista rendevano sempre più vicino un ritiro della Spagna dal territorio africano e, nel 1975, le voci di un abbandono di Madrid divennero sempre più fondate. I saharawi, la popolazione del Sahara Occidentale, cominciò a darsi una struttura politico – militare che avrebbe dovuto prendere il potere appena le ultime truppe spagnole avessero lasciato il Paese. Ma nel 1976, quando la Spagna si ritirò effettivamente, il Marocco e la Mauritania invasero il Sahara Occidentale.Migliaia di profughi saharawi trovarono rifugio in 5 campi profughi in Algeria. La motivazione ufficiale dell’invasione era la rivendicazione della sovranità storica del Marocco e della Mauritania su quei territori che, nella visione degli invasori, non erano mai stati indipendenti. Il popolo saharawi rivendicava invece il diritto inalienabile all’autodeterminazione sul territorio che, da sempre, abitava e che mai nessuno aveva sottomesso prima dell’arrivo degli spagnoli. I saharawi organizzarono, nel 1976, una forza di resistenza attorno al Fronte Polisario, braccio militare dell’autoproclamata Repubblica Araba Democratica Saharawi (Rasd). Nel 1979 il Marocco occupò tutto il Sahara Occidentale. Il Fronte Polisario continuò la guerriglia contro le truppe marocchine che terminò con un cessate il fuoco del 1991.Le coste del Sahara Occidentale sono le più pescose della regione. Il territorio è ricchissimo di fosfati e, seppur manca qualsiasi conferma ufficiale, si ritiene che esistano dei pozzi di petrolio ancora inesplorati(!!!!!).Nel 2003 la missione Onu (Minurso) che media tra le parti in conflitto è stata prorogata. E’ allo studio un piano di pace che prevede un referendum per l'autodeterminazione del popolo Saharawi e che dovrebbe portare in qualche anno all’indipendenza politica dei territori del Sahara occidentale.Nel 2005, dopo anni di sostanziale assenza di episodi di violenza, è ricominciata una forma di resistenza dei saharawi che vivono nel Sahara occidentale occupato dal Marocco, chiamata ‘intifada’saharawi.Il bus si ferma davanti all’aereo, scendiamo, ognuno riconosce il proprio bagaglio e lo riposa su un carrello che lo caricherà sul volo, un poliziotto controlla tutti i bagagli a mano prima di farci salire e due addetti al palpare (un uomo e una donna) si appurano che siamo tutti semplici viaggiatori…ora ci siamo!Il volo, come dicevo ricco di famiglie, è straripante di teneri bebè..tanti bebè un piccolo aereo l’ora della nanna non può che voler dire un’ora e mezza di frigname attorno a noi!!Alle 00.30 arriviamo a destinazione ! pare ci sia andata bene quanto a ritardo.Appena fuori l’entrata dell’aeroporto troviamo una fila di poliziotti scrutanti i nuovi arrivati, tre secondi e 10 metri per notarne uno che fa due passi verso di noi ! mi indica ! sgamata subito ! étrangère ! tralasciando il fatto che mi da dell’inglese..ci accompagna nella sala per il ritiro bagagli, dove troviamo Maachou ad attenderci.Il poliziotto si scusa enormemente per il disturbo e ci dice che si tratta di procedura standard, prende i miei dati, poi qualche minuto di attesa in macchina…et voilà arriva la scorta..(scapppaaaaaaaaaaaaa!!)..una jeep con tanto di strobo blu davanti alla fila, poi una macchina con un marocchino, un’altra con il responsabile dell’ Agenzia dello Sviluppo Sociale, noi e a chiudere una seconda jeep lampeggiante..il festoso trenino si dirige verso la sede del Wali (dove lasciamo le altre due macchine); per poi proseguire fino a casa di Maachou, che ci ospita per due giorni!Quartiere popolare, come sempre murales con la bandiera dell’Algeria ovunque, scendiamo dalla macchina e mi accorgo dell’incredibile cielo che abbiamo sulla testa….le stelle sono tante, milioni di milioniiiiiSaliamo ci attende una stanza dalle pareti celesti e ricche di brillantini, quadretti luminescenti, fiori eterni e due letti/divani comodissimi…adorata aria di casa, felice e gradita ospitalità algerina, ambito sonno.

Bechar - 6 ottobre

Sento voci..è mattino mi devo svegliare, ma la dormita vuol proseguire, che bellezza di nottata approfittata..sono le 9.00 e sveglia sia..Vado in cucina e trovo lo stesso signore che ci ha accolto ieri sera in abito lungo tradizionale in tutt’altra uniforme: tuta blu, polo e air max…Maachou è professore di ginnastica in un liceo tecnico; in città vi sono licei classici, scientifici, linguistici[pure qua frequentati principalmente da fanciulle] solitamente le classi contano una quarantina di ragazzi.Oltre ciò Maachou è il responsabile di progetto dell’ ‘Association culturelle d'intégration des handicapés moteurs’.Mi guardo attorno il tavolo della cucina è ricco di dolci dolci, che allietano il dolce risveglio, sua moglie è al lavoro, fa l’infermiera all’ospedale e i due bimbi a scuola..M. ci prepara il the tradizionale, ossia in theira tradizionale, versato in bicchiere tradizionale arricchito di due abbondanti cucchiaioni di zucchero, riversato in theira e ritravasato per tre volte, alla fine il prodotto risulta una grana bella forte gustosa e dolce bevanda.Verso le 11 arriva Noufel il figlio minore che mi fa vivere un bel fiorentina-milan 4-1 (universali amati giochi virtuali infantil-adolescienziali)
[…]
Alle 14.00 arriviamo alla Direzione dell’Azione Sociale dove assisteremo all’apertura ed alle presentazioni dell’inizio delle seance di sensibilizzazione.

Un attimo prima dell’inizio della riunione Maachou, Salima ed io veniamo acchiappati dalla televisione che è stata invitata e intervistati..(resumendo: a Cartagena mi impegnai particolarmente nel celebre ‘interesting, sportif, emoscionally’ ma pure qua l’emozione e la bocca pastosa hanno regalato momenti intensi di alta poesia francese)Presenti in sala quasi una ventina di persone che impersonificavano la DAS, l’associazione, la direzione dei Moudjhaddines, la stampa, Handicap International, la direzione dell’educazione sociale, la televisione, purtroppo mancavano importanti istituzioni invitate tra cui lo Wali(una sorta di sindaco).

È stato presentato il microprogetto dell’associazione da M., Salima ha spiegato il ruolo e l’impegno di HI e gli accordi con il governo, io ho raccontato il mio ruolo qua, ne è venuto fuori un bel dibattito, qualche nuovo appuntamento ed evento e un entusiasmo essenziale per dar il via ad esaustive attività di sensibilizzazione.Torniamo a casa dove ci attendono Sonia, i gioveni, The e noccioline, chiacchiere storie nuove idee e pensieri sulla religione e ancora più lampante il mondo infinito e tutto da conoscere di questa cultura, in particolare di questa religione che mi azzardo quasi nel dire che a tratti mi fa paura…arrivate le 18.30 si fa l’ora di uscire per l’appuntamento con l’equipe dell’associazione per il de briefing della giornata.Le strade sono Vive, piene di gente, M. ci spiega che tutti escono verso quest’ora perché il caldo è decisamente sopportabile, il giorno fa ancora moolto caldo, molto più che ad Algeri (pensando che d’estate qua si raggiungono pure i 50° all’ombra).Quindi mercati, magazzini, negozi tutto è aperto fino alle 8e mezza ma pure nove, ci fermiamo davanti alla moschea dove M. scende per andare a fare la preghiera del dopo tramonto, passiamo una antica chiesa trasformata in moschea e ci dirigiamo verso il centro sportivo che ospita la sede dell’associazione.La sede include una stanza adibita a internet point ed una sala riunioni/ufficio del presidente; iniziamo col de briefing, S. chiede a Rachid (presidente) di elencare il positivo e negativo della giornata..tranne qualche osservazione su puntualità, e attenzione ai particolari l’evento è ben riuscito.Vediamo insieme i questionati nei dettagli prima versione word poi Excel…rappoto ERM, vittime, zone dangerose per poi arrivare ai servizi..e qua tocca a me..insisto su precisione e puntualità, mostro quello già compilato da Faradji mostrare un esempio di ben e mal fatto, siamo tutti d’accordo ed è tutto chiaro, dunque passiamo al nuovo questionario sui bisogni.Salima conclude la riunione fattesi ormai le 22.00..arriviamo a casa avendo incontrato pure un matrimonio per la strada (ossia file di macchine e taxi affittati per far numeri che strombazzano per la città e ballano fuori dai finestrini) Sonia ci ha preparato il cous cous più buono che io abbia mai mangiato…couli couli..mangia mangia.. 

Boukais - 7 ottobre
Appuntamento per la partenza: 12.00In mattinata abbiamo un po’ di tempo per il Suk, devo essere la terza europea che si vede in giro a Bechar dai tempi coloniali, il mercato è  enorme pieno di banchi, tende colorate e a strisce tese sopra la testa che salvano un po’ dai possenti raggi del sole, nonostante l’autunno sia iniziato ci sono ancora circa 30 gradi, il clima è caldo e molto secco.Ci sono molte donne, essendo mattina, portano praticamente tutte il velo, musica nell’aria, forti odori, e qualche spezia che aleggia attorno a noi.
12.20- partiamo per Boukais a 50 km da Bechar dove ci sarà una sessione di ERM. In macchina Machou, il professore di filosofia, Salima, Nouftel e moi, passiamo nel deserto, arriviamo in città, gli altri dell’associazione sono già arrivati, il tutto avverrà nel nuovo centro sportivo. Improvvisiamo la sala d’ingresso in sala da pic-nic per il rapido pranzo preparato da una cugina del presidente che abita nel villaggio, arrivano baguette uscite da qualche bagagliaio posate sul primo tavolino libero come portando un catasta di bastoni, zuppe e piatti d’insalata che condividiamo alla maniera ‘collettivamente si gusta di più’ e senza troppi bicchieri né piatti né posate gusto a fondo il tradizionale.Dalle 15 in poi arrivano i ragazzini, la sessione risulta non facilissima a gestirsi vista la varietà di età, da bimbi di 7 anni a giovani adolescenti..comunque si svolge bene.

Sono soprattutto i piccoli quelli più presi dalle spiegazioni e dai giochi usati per simulare scene di vita quotidiana in cui sapere come comportarsi e non si fanno problemi a lanciarsi nell’immaginazione delle soluzioni.

Finita la prima sessione andiamo a prendere un the (terzo della giornata) dalla cugina, arriviamo in una delle case del villaggio entriamo e subito una sala ci attende, tolte le scarpe e appurato che siamo ben divisi uomini e donne mi dirigo verso l’usuale wc alla turca con sciacquone inesistente e poi raggiungo le altre dame; ci portano del buon the e un dolce di cui mi innamoro con una golosità raramente provata prima, delle specie di ottime crepes con una salsa sopra di datteri (una qualità particolare di datteri bolliti e ribolliti nell’acqua) e un nocciolo di burro, a rigor di condivisione e mani sciolte. Gusto con tanto ma così tanto piacere che Salima e l’altra giovine non smettono un attimo di ridere nel vedermi ingerire il divin piatto.Ci fanno lavare le mani, ci imparfumano (scopro essere usanza quando un ospite lascia la casa) e usciamo.Passeggiamo rapidamente verso su una collinetta che ci permette di vedere dall’alto il villaggio e l’isola di palme che lo abbraccia da est. Quanto è lungo il deserto!Torniamo alla sala delle attività e troviamo un nuovo gruppo di bambini, con piacere notiamo che molti sono gli stessi del primo pomeriggio, probabilmente colpiti e vogliosi di approfittare di qualcosa di nuovo e poi ripassare non gli farà male; mi rendo conto che questa volta mi guardano sghignazzanti mooolto di più..deve essersi sparsa la voce della forestiera che si aggira per il villaggio.

A fine sessione il solito essenziale de briefing, vengono fuori nuove idee dalla condivisione delle impressioni, progetti di gadget da lasciare ai ragazzi come segno del passaggio e souvenir del messaggio.. nel frattempo ci accorgiamo che altri bambini ci accerchiano, ma si è fatto tardi..l’associazione tornerà prossimamente nel villaggio, intanto noi partiamo che tra non molto sarà buio.

La sera Sonia ci prepara l’Harira, una zuppa incredibiliante, tipica, piatto quotidiano e essenziale, mangio mangio mangio molto del segreto della zuppa è il coriandolo e un mix di spezie , alla fine un mezzo bicchiere di latte caillé (sarebbe latte scaduto, ommeglio latte lasciato un giorno fuori dal frigo e ben sbattuto) e due dolci datteri, sperando che il tutto abbia buon esito al fine del bene intestinale.
Igli - 8 ottobre
Partiamo da casa di Maachou con tutta la sua famiglia alle 7.30.Prima tappa : benzinaio, con 1000 Dinari (10 euro) facciamo il pieno e siamo pronti ad allungarci verso Sud.L’Algeria è al settimo posto per le riserve di gas naturale (nonché il secondo esportatore mondiale) ed è al 14° posto per le riserve di petrolio.L’ltalia è uno dei principali partner commerciali dell’Algeria, al terzo posto fra i Paesi fornitori ed al secondo posto tra i clienti.
L’Algeria è il primo fornitore di gas naturale dell’Italia.
‘ Numerosi ragionamenti può scaturire tutto ciò…’Igli dista 90 chilometri circa da Bechar, cittadina del Grande Erg Occidentale, questa zona non è mai stata particolarmente toccata dal terrorismo, ma l’attenzione particolare riguarda il vicino confine col Marocco e relative conseguenze.Percorriamo l’unica strada che conduce verso sud, sdraiata in mezzo a ad una vegetazione abbastanza secca con un albero verde ogni 100 passi. Più che scendiamo verso Sud e più che la vegetazione si abbassa e scompare il verde, finché iniziano ad apparire i granelli di sabbia e presto pure i cartelli – attenzione passaggio cammelli [ogni paese ha i suoi animali a cui far Attenzione!]
Giallo giallone arancione compare il colore del Sahara, verso le nove arriviamo ad Igli dove ci attendono subito per la prima attività (visto il caldo le attività sono previste la mattina presto e la sera) passiamo da casa di Faradji [presidente dell’associazione] lasciamo gli zaini in casa sua dove siamo tutti ospiti per due giorni e ci dirigiamo verso la sede dell’Assemblea Popolare Comunale, dove ci spetta il presidente, la televisione, il responsabile del programma di sviluppo ambientale, il fondatore dell’associazione e qualche associazione per l’apertura ufficiale del microprogetto, e dunque qualche presentazione, ringraziamenti, spiegazioni e siamo pronti ad andare nel centro culturale (nonché piccola biblioteca del villaggio) dove ci aspettano i bambini per la sessione di ERM.La sessione dura un’oretta e mezza, la sala è stata preparata accuratamente, vi è pure un’esposizione di foto e informazioni sulle mine, con immenso piacere vedo che la maggior parte dei partecipanti sono bambine e che la sessione è presentata da un uomo e da una donna.
Purtroppo il tutto è un po’ molto concentrato sulla forma, vista la nostra presenza e quella della televisione e manca un po’ di attenzione da parte dei ragazzi, ma è la prima seance e fatte le dovute osservazioni e appresi li minimi errori si migliora.Vengo presentata mi cedono il microfono, e parlo a bambini che il francese non capiscono, poi sta a Salima, ultimi 5 minuti di formazione e finito..mi trovo in qualche minuto accerchiata da ragazzi che mi chiedon foto, che vogliono portarmi a fare il giro della loro biblioteca, fino al brivido d’orrore di sentirmi chiedere l’autografo, tranne questo, foto con tutti!Spinte da fanciulle e fanciulli entusiasti facciamo il giro del centro culturale e vediamo la biblioteca, che purtroppo non è molto fornita di libri, per ciò ci viene chiesto un qualche aiuto, foto, ancora foto coi ragazzi e torniamo a casa di Faradji..nella stanza con comodi tappeti in cui si accomodano le donne ci posizioniamo per un po’..chiacchiere con la nonna della casa,ci spiega che la casa è sua e del marito e che con loro vivono i figli maschi e relative mogli, dunque tre uomini, le spose e mooolti bambini.
Facciamo conoscenza delle donne, le mogli dei figli (tutti quarantenni) sono molto giovani soprattutto due stupende ragazze di ventitre anni entrambe con un bebè di qualche mese, sono novelle spose; la terza, moglie di Faradji e più grande, ha già tre figli. Ognuna di loro porta un abito sgargiante e un velo da casa sulla testa, dopo poco arriva una sorridente vicina che ci invita ad andare da lei e così ci spostiamo nella casa accanto, dove di nuovo ci servono datteri e latte caillé (il solito latte cagliato) tipico nutrimento dei giorni di ramadan, poi the. In famiglia (avanguardisti) ci sono quattro figli, una di questi è una giovane stupenda e molto scura di carnagione, ha 24 anni, insegna ginnastica a scuola, incredibilmente non ha figli né è sposata e vorrebbe andare a studiare fuori, mi chiede di venire in Italia. Poco prima di ritirarci la signora mi mostra con fierezza un tappeto di scarti di stoffa colorata da lei cucito, mi regala il fazzoletto per i capelli  che stava cucendo all’uncinetto e ci saluta calorosamente.
[…]
Bambini dappertutto, le donne allattano e poi posano i bimbi in terra su un tappeto o su un pezzo di stoffa, ognuna culla il figlio d’un'altra, i neonati crescono tra le braccia di diverse donne, fino a due anni vengono allattati e poi ognuno per la sua strada un po’ a badare a se stesso.La moglie di Faradji, Zoulika, ha cucinato un ottimo couscous (preparato dalla nonna chicco per chicco) mangiamo condividendo il piatto di portata in centro tavola, il pane serve per aiutarsi nel mangiare, sono fieri e convinti del non usare le posate(tranne il cucchiaio per il cous cous)..con le mani si gusta di più! Ci portano pure l’ottima salsa ai peperoni piccanti e olio che viene mangiata ad ogni vitto come antipasto, couli couli (mangia mangia) mi porgono i pezzi migliori di carne, mi invitano a finire il piatto, mi cedono gli ultimi cucchiai.Dopo pranzo contornate da bimbi che dormono chiacchieriamo e poi ci riposiamo, la nonna aziona il ventilatore (un buco nel muro, dall’altra parte una macchina per depurare acqua artigianale che incredibilmente emana vento), e mi cede un cuscino per riposare.Non reggo molto per la scomodità e la voglia di curiosare esco, vado nel cortiletto di casa e trovo la nonna e la figlia maggiore a preparare le riserve di datteri per i prossimi mesi, dunque la vecchia svuota i sacchi coi datteri raccolti su un telone di plastica su cui la figlia, scalza pigia i datteri, nel frattempo la nonna cerca di levare qualche seme, questo per due o tre sacche di datteri, una ginnastica per le cosce notevole, una volta spappolato il tutto a dovere la vecchia prende un'altra busta, la spolvera un po’ dentro con un pezzo di stoffa che trova per terra e inizia a buttarci dentro i datteri spappolati, sciacqua i piedi e inizia a conficcare e spingere i datteri a fondo nel saccone, la figlia si mette le ciabatte va ad allattare la sua figlioletta poi torna e si rimette a schiacciare, questo per un’oretta.Nel frattempo i bimbi più grandi, di cinque anni circa, stanno giocando in un angolo, vicino alla capretta, giocano con la terra, zozzi si arrotolano, le mosche non li lasciano, pure le mosche sono diverse rispetto alle nostre moscie moschucce! Nun te lasciano si appiccicano a labbra e occhi con virulenza.
Arriva una delle novelle spose, Zoubida stupenda ragazza con due occhi incredibilmente a mandorla e attraenti porta un vestito tradizionale rosso e un copricapo rosso, sta per mettersi a ritirare il bucato, mi lascia il bimbo di tre mesi in braccio e si mette a lavorare, io mi siedo in terra col bebè sulle gambe che sta per addormentarsi, accanto a me Aicha che sta allattando il suo bellissimo bimbo, ha due occhi enormi come la mamma inoltre lei ha un sorriso sempre presente sul viso che fa allegria, tentiamo di parlare, comunichiamo a gesti, lei non parla francese, ha smesso di studiare presto, ma ci intendiamo e ci siamo pure simpatiche; non fa altro che ridere ai miei tentativi di spiegarle quanto in Italia tutto sia diverso, le chiedo dove ha conosciuto suo marito..conosciuto? Mi fa il gesto del telefono, poi Salima mi spiega: i mariti scelgono le mogli e chiedono il permesso ai genitori, Aicha ha conosciuto suo  marito per telefono e lo ha visto il giorno del matrimonio.Mi chiede stupita perchè non ho figli né un marito, le rispondo che c’è tempo.Arriva Zoulika, la moglie di Faradji col the, prima stende un lungo tappeto per terra e poi con teiera e  bicchieri ci serve tutte, con bambini posati ovunque attorno e con il solito rituale del the (teiera-bichiere-zucchero, bicchiere-teiera, teiera-bicchiere…)
Ogni donna fa qualcosa, la nonna ormai anziana si lascia servire e riverire e le tre mogli dei figli a rotazione fanno tutto quello che c’è da fare in casa, il bucato, il pane, allattare i bambini, il cibo, il the, ‘le pulizie’, si svegliano alle 6.30 ogni mattina e tutto il giorno lavorano in casa fino a dopo cena, in famiglia sono circa una dozzina (per ora) dunque c’è sempre qualcosa da fare.La televisione sta facendo un servizio su Igli, mi chiedono di fare un’intervista in quanto straniera in città, perché sono là, cosa faccio, cosa ne penso del progetto e di Igli, e così fu l’imbarazzante intervista.Tornata a casa decidiamo di passare da un matrimonio, che iniziato oggi si concluderà domani, le donne della casa si coprono (le giovani restano a cucinare) e usciamo per andare nel grande spazio adibito a sala di feste: tra due case sono disposte delle recinzioni di canna, teli sulla testa come tetto e tappeti interra, molte luci, donne vestite e festa, sta per arrivare lo sposo, a domani il turno della sposa. Le donne sono tutte ornate e ben abbigliate, si balla, i tamburi suonano, mangiamo una sorta di pizza farcita di cipolle e decidiamo di uscire per andare a fare un giro nel villaggio.Compriamo henne e ornamenti, torniamo a casa e via verso la sede dell’associazione per il de briefing, è pieno di gente in giro, fuori dalle case, molti signori sdraiati per terra, sui tappeti e nei cortili.Con i membri dell’associazione parliamo della giornata che si è ben svolta, ma da migliorare, le modalità d’esposizione sono molto difficili da adeguare a tutte le età per cogliere al massimo l’attenzione dell’uditorio, parliamo dei questionari, vittime, sessione ERM, zone pericolose e arriviamo ai servizi, un gran bene che le associazioni che lavorano sulla Wilaya di Bechar sian 2 e dunque possano aiutarsi nel lavoro! Inoltre tenteranno di coinvolgere gli scout musulmani per arricchire e aumentare le sessioni di sensibilizzazione.Ci raccontano e mostrano fieri le foto di un’attività che hanno fatto qualche settimana prima- visti i lavoratori che attraversano la città per spostarsi da Sud a Nord con i bus; insieme ad un’altra associazione che distribuiva cibo hanno passato un pomeriggio alla fermata dei mezzi facendo compagnia ai viaggiatori facendo loro della sensibilizzazione(molti di questi attraversano e vivono nelle zone minate).È risultata un’ottima idea trovare i luoghi adatti in cui ‘raggruppare’ il maggior numero possibile di persone direttamente toccate dal problema delle mine.
Rimarcati i dovuti inshallah ci lasciano un regalo e per oggi siamo molto contenti.
A casa è pronta la cena fuori nel cortiletto su un basso tavolino, sempre con mani e pane, couli couli, finiamo e saliamo al secondo piano, qua alla diaccio ci attendono comodi tappeti e materassi su cui sdraiarci per dormire sotto un cielo stellatissimo. Aicha arriva con l’henne inizia a riempirmi i piedi di terriccio e poi me li fascia con dei sacchetti di stoffa, dovranno stare così tutta la notte, poi ornamenti sulle mani e pure queste fasciate..adoro questa ragazza e immobile sotto assai di stelle mi addormento. 

9 ottobre
Mi sveglio dalla fresca nottata e trovo l’alba inoltrata, Salima e Sonia (moglie di Maachou) che parlano con la nonna, siamo tutte e tre fasciate da qualche parte per via dell’henne, la nonna mi guarda sorridente da buongiorno.Anche stamani presto è prevista una piccola attività; purtroppo l’attività da me tanto desiderata con i nomadi è saltata all’ultimo momento per via di un ‘imprevisto’ di percorso che li ha portati a partire.Subito dopo andiamo a fare un giro, visitiamo il vecchio villaggio costruito in case di terra, e i campi in cui coltivano molte delle genti di Igli, le colture sono a tratti coperte dalla piacevole ombra delle palme e vicini a delle sorgenti d’acqua.Ogni abitante del villaggio agricoltore o meno, possiede un pezzo di terra in cui lavora il suo.Vicini all’ora della ripartenza mi si stringe il cuore, ho passato una giornata stupenda, mi emoziono quando Aicha mi chiede il numero di telefono, glielo do,  mentre sempre a gesti ci chiediamo come ci parleremo..ma poi la vicina che insegna ginnastica mi dice che ha internet, mi dà l’email.

Paesi lontani, donne lontane, posti lontani, credo di aver vissuto uno dei giorni più belli e più semplici della mia vita, provo un amore particolare per questa ragazza sorridente con un bimbo in braccio che mi guarda spesso, mi chiede di lasciarle una mia foto, ci salutiamo con un abbraccio strettissimo e quattro forti baci, bacio tutte le altre, mi hanno invitata al matrimonio del prossimo figlio (per quanto ancora non siano stabiliti giorno e donna)..guardandoci tutte sorge spontaneo un..inshallah!Ancora sguardi e risate, mi lasciano due sacchetti pieni di datteri, sento l’occhio sbrilluccico..ripartiamo!
[…]
E ci mettiamo sulla strada, ci fermiamo dopo una quarantina di chilometri a Taghit, villaggio contornato da altissime dune, uno spettacolo incredibile a vedersi, ricco di palme e case in terra.
Arriviamo a Bechar alle 17.00 andiamo all’ospedale della città , dove dovrebbe essere ricoverata l’ultima vittima di una mina, è un ragazzo di 23 anni, la settimana scorsa mentre andava a buttare la spazzatura vicino casa è incappato in una mina, speriamo di riuscire ad incontrarlo, ma appena arrivati scopriamo che è stato spostato all’ospedale militare, dove è molto più difficile recarsi per una visita.Tenterà poi Maachou nei prossimi giorni con qualche permesso speciale.


21 settembre
Scartabello tutti i dossier e documenti sui questionari, victime assistence e altro per trovare foto di vittime, l’associazione di Tlemcen ce le ha chieste per fare un’esposizione in occasione di un grosso evento da loro organizzato alla fine del mese…
Testimonianze, racconti, dati e referti medici delle centinaia di persone ferite…trovo qualche foto…fegato fegato..Carte e mappe di territori minati, spiegazioni di eventi, storie di persone, di famiglie..
Molto è in arabo…


Tantissimi fogli con dichiarazioni imprecise perché dati raccolti dagli anni novanta in poi di incidenti successi negli anni ’60 o ’70…Tanti ragazzini, gente che non sa scrivere in francese e qualcuno analfabeta, molti incidentati durante il lavoro, attività nei campi, allevamento di animali..
Alcuni ignari del pericolo, altri informati a malapena, spesso le vittime di una sola mina sono diverse, spesso familiari…Prendo quello che mi serve e richiudo tutto...

Et voilà- Inviati i questionari sui Servizi e ufficializzata la mia presenza qua alle associazioni tramite email di S

22 settembre
Mattinata impegnativissima – comunicazione verbalmente telefonica con i presidenti delle associazioni che si occupano di assistenza alle vittime e educazione al rischio mine per verificare l’effettiva ricezione della mail di Salima con i questionari (amati questionari di Excel).
Essenziale: pressare li interessati al fine di velocizzare il riempimento di tali questionari via tecnologia
Fine ultimo: Avere il prima possibile tutte le mail di risposta con questionari compilati
Previsioni: verso i primi d’ottobre avremo le risposte
Nel fracchè: ‘andiamo a spasso’ per l’Algeria a trovare le associazioni, ad assistere a sessioni d’educazione al rischio mine, ad aggiustare eventuali problemi o incomprensioni per gli addetti alla compilazione (principalmente per i meno giovani e meno portati con la tecnologia)


E insomma, inizio…primi dieci minuti nessuno risponde o forse le linee non funzionano bene, o forse i numeri sono strani..
Prima o poi qualcuno si sentirà dall’altra parte del telefono, dovrebbero già sapere chi sono e perché sono
Primo che risponde!!eccomi: ‘Bonjour…’ parla mezzo arabo e mezzo francese, forse ci siamo capiti..gli rinvio la mail..
Secondo, parla più arabo che francese, non ce la facciamo…gli passo Salima
Terzo, neanche faccio a tempo a dirgli ‘je suis…’ sa tutto: ‘bienvenue en Algerie’ m’ha detto! Simpaticississssimo!! [lui ha ricevuto l’email!]
E così via…facendola breve a fine mattinata sono riuscita a sentire tutti, capendo, mezzo capendo, facendo finta di capire..ma loro hanno capito!!e questo è l’essenziale.
Sforzo ingombrante il francese-algerino per telefono.

Pausa pranzo: solito alimentari accanto all’ufficio, spendo 200 dinari (2 euri c.ca) 1 baguette, 1 camembert, 7 fette tonde di ‘carne’ di gatto morto al peperoncino rosa…quante mannagg’ che qua non si mangia l’animale da noi tanto usato nei panini!!

Logistica: stampa biglietti del volo, prendi apparecchio fotografico ufficiale HI, albergo prenotato, perdiem guadagnato e ci spieghiamo con Salima sul viaggio.
Di corsa a casa, ad attendermi stasera Zheira e original algerini per ‘original’ pizza…vedremo.

 ‘pare autunno’- 23 settembre
Dobbiamo progettare un nuovo questionario sui Bisogni delle vittime!
E dunque oggi su questo mi concentro : leggere studi e report sulla victim assistence e soprattutto su indagini precedentemente fatte in altri paesi per comprendere le necessità delle vittime di mine.
Tiro giù una semistruttura di questionario e un po’ di domande su cui ragionare.
[…]
A fine pomeriggio mal di testa che colpisce dopo un sì e no sette ore davanti al computer..e occhio sbrilluccico-tremolante…che rara malattia.


Tlemcen - 24 settembre
Sveglia alle 4.10
Appuntamento sotto casa con Khaled alle 4.40
Arriviamo fino in centro per andare a prendere Salima, la città è vuota, molta spazzatura che attende i mattinieri camioncini e qualche uomo a giro per la preghiera del primo mattino.
E poi con Salima verso l’aeroporto..check in, cafè au lait (il primo di Salima dopo giorni e giorni, ha finito ieri il careem), volo alle 6.50, un’ora di aereo e dunque arriviamo a Tlemcen.
Un taxi ci porta sino alla residenza dove alloggiamo per tre notti, ci mettiamo una trentina di minuti per arrivare in città, il tassista parla solo arabo, durante il tragitto non smettono di chiacchierare un attimo e io  mi godo il fuori finestrino nonostante l’occhio calante…un campagna sconfinata, olivi, campi coltivati, olivi e mi pare qualche vitigno(non molto diversa dalla nostra )..nella zona di Tlemcen i francesi misero i loro vitigni e ancor oggi gli algerini della regione producono uno dei vini più buoni dell’Algeria.
Gli alberi sono tutti un po’ tendenti verso sinistra per via del vento, pioviggina pure oggi speriamo in un po’ di sole domani..il taxista chiede a Salima se sono Cabila o di Tlemcen visti i miei colori [dicesi che da Tlemcen vengano le donne più belle del paese, bionde, con carnagione e occhi chiari…indubitatamente il profilo mio, la domanda è effettivamente lecita!]
Arriviamo alla residenza, ci accoglie un bel signore, ci mostra il palazzo e l’interno, molto arabeggiante, ospitale e bello, ci sistemiamo in camera…svengo per 2 ore.
Usciamo per comprare qualcosa per il pranzo di corsa, perché dalle 12.30 alle 15.30 sarà tutto chiuso per via della preghiera del venerdì..nel frattempo ci chiama Nair, dell’associazione di Naama, stanno per arrivare.
Da Naama ci vogliono circa 5 ore in macchina, insieme a Nair (presidente dell’associazione) e con l’amministratore/tesoriere ci sediamo ad una caffetteria per prendere del the e discutere un po’(noi due uniche donne del locale).
Salima gli deve dare una parte di finanziamenti per un microprogetto che stanno mettendo in piedi per le vittime di mine, parliamo dei questionari e dell’importanza di riempirli rapidamente e rinviarceli, S. insiste perché inizino il prima possibile con le sessioni di ERM [che dovrebbero arrivare a includere in totale circa 3000 persone], noi vorremmo partecipare alla prima per vedere se ci sono problemi, cose ancora non chiare e che tutto si svolga alla perfezione (ma come poi mi spiega S, i tempi sono spesso un po’ lunghi e le cose vanno spiegate e ripetute tante volte, Nair e il collega hanno messo su l’associazione che aiuta le persone con disabilità da soli e ognuno dei due ha già un proprio lavoro). Gli raccontiamo dei questionari sui ‘Bisogni’ che presto distribuiremo..loro dicono di sapere già che la gente necessità soprattutto di lavoro, trasporti migliori, una pensione e dell’età di pensionamento più bassa.
[…]

Sebdou - 25 settembre
Alle 7.00 usciamo dalla residenza, caffè, croissant e succo; alla solita caffetteria ci sono solo due militari e noi (uniche due clientesse dal giorno dell’apertura probabilmente) si fa sempre più giorno con qualche vischiosa nuvola, andiamo a prendere una taxi.
Sebdou è a 40 km a sud di Tlemcen..è mattina abbastanza presta, la luce è degna dell’ora nonostante le nuvole, la vallata in cui si trova T. è molto bella vista dall’alto, passiamo in mezzo ad una campagna spettacolare, molti tantissimi ulivi, una bella terra rossa, poi tratti di vegetazione bassa e terra aspra, poi campi, poi villaggetti arrampicati su colline con qualche casa cubica tra cui spesso ne spuntan di sgargianti, molti asini, agricoltori nei campi, pecore al seguito di pastori, di nuovo uliveti, finalmente arriviamo al miglior punto per ammirare Sebdou anche se un po’ lontana.
Arriviamo in città, Salima conosce bene la strada, la seguo verso una casa rettangoloide azzurra, ci accolgono Fatima, la presidentessa dell’Associazione, la figliolina Marwan, Hocine il tesoriere e altre donne che lavorano là, imparo sei baci, neanche quattro, e urge la toilette…dunque Fatima mi porge gentilmente un secchiello con due dita d’acqua dentro (lo sciacquone) e pure l’imbarazzo della scelta: alla turca o al vaso.
Non mi sorprendo poi nello scoprire che l’interno è specificatamente dedicato all’essenziale, ci ricevono in una grande sala usata come svolgitutto, ecco una tavolata lunga su cui sono impilate non aggiornatissime versioni di libri scolastici che distribuiscono gratuitamente a chi non ne può fare a meno, panche e sedie alla periferia della stanza, un muro adorno di poster e striscioni che non proprio comprendo, un paio di seggiole a rotelle e in un angolo un basso tavolino intorno a cui ci accomodiamo.
Diamo il via alla parte a me poco comprensibile(data la lingua: arabo stretto stretto!), chiarimenti, spiegazioni, precisazioni e dettagliate informazioni sul lavoro che dovranno fare coi questionari, dunque necessario uso della lingua veicolare base e meglio conosciuta, e così mi butto ferrata nell’interpretazione dell’amato linguaggio del gesticolare e capto le rare parole in francese per avere un po’ idea dei discorsi, ogni tanto S. mi mette in mezzo, ma l’essenziale è che loro abbiano tutte le informazioni per il buon progredire del microprogetto dedicato alle vittime di mine, e così per le prime chiacchiere decido di mettere da parte domande e curiosità.
Salima gli mostra le schede che abbiamo fatto su Excel gliele spiega nei minimi particolari, facendo esempi e impegnandosi nel vedere occhi di certa comprensione nell’uditorio, anche loro le pongono tante domande, proprio come per Nair ieri è un momento essenziale per loro per assimilare tutte le spiegazioni, ci soffermiamo sui servizi, ad esempio sui servizi di primo soccorso per cui ci raccontano del frequente intervento della gente nelle urgenze prima di quello della protezione civile dato il tempo d’attesa tra una chiamata e l’arrivo, il tutto più che mai comprensibile, ma insicuro e rischioso.
[…]
Verso le 9.30 ci aspetta la sessione di ERM nella biblioteca, sono stati invitati circa 120 ragazzi tra i 12 e 15 anni mi dicono; ci portano alla biblioteca dove ci attende una visita dei due piani e poi l’inizio dei racconti.
Ci sono una novantina di ragazzi, tra i 10 e 16 anni, di questi una ventina sono ragazze, si sono seduti separati maschi e femmine.
Ovviamente non si parla italiano e neanche francese e così io mi dedico all’analisi delle modalità in cui si svolge la discussione e alle foto.
La sessione dura un oretta, ragazze e ragazzi vengono coinvolti e interpellati nelle spiegazioni, gli vengon mostrate molte immagini e alla fine una testimonianza, un signore di sessant’anni rimasto gravemente ferito ad una gamba mentre lavorava nei campi poiché capitato in zona minata non segnalata per via del rapimento del filo spinato usato come delimitazione del pericolo.
Non è stato facile tenere sempre alta l’attenzione dei giovani ma la sensibilizzazione pare ben riuscita.
L’associazione sta per iniziare con una serie di sessioni di ERM nelle scuole di zona per includere nel progetto più ragazzi possibile.
Ci rincamminiamo verso l’associazione che ci ospiterà per il pranzo, per la strada parlo con un professore di arabo che sa bene il francese, il quale mi dice che a causa della mancanza di insegnanti qua non si parla praticamente il francese nelle scuole e dunque per le strade [nonostante in tutta l’Algeria siano previste le due lingue a scuola]
Il pranzo si svolge nello stesso angolo e nello stesso tavolino delle precedenti discussioni, siamo una decina a tavola, ci sono anche il professore, il direttore della biblioteca (nonché formatore nella sessione), un giornalista di una radio locale e il signore dell’altruista testimonianza.
Le donne che lavorano nell’associazione hanno cucinato, la tavolata è ricca di piatti di portata e povera di piatti individuali, posate ma anche no, tanta fame [non smettono un attimo di ripetermi di mangiare] e igienica condivisione.
Si sparecchia sempre all’attimo fuggente e si riprepara il tavolo per….thè alla menta e dolci !...giuro!
Iniziamo subito dopo il debrifing sulla mattinata, Salima commenta il buon e ben detto, dà qualche consiglio e ricorda di fare maggiore attenzione su qualche dettaglio ma genericamente è andata bene, pare che l’ottimizzazione del lavoro progredisca di volta in volta..e a questo punto sta a me…
S. mi passa parola, io mi butto subito sul dispiacere per l’incomprensione del parlato, e poi racconto che nel mio giudicare mi baso molto sull’esperienza personale coi ragazzi italiani, non dimenticando la grande differenza di situazione.
Sul terreno è diverso perché le mine ci sono ! perché durante la sessione di ERM non mi mostrano un’immagine di un signore un po’ diverso da me e molto lontano, ma trovo il signore che abita accanto a me e che la mina me la racconta a parole e con la protesi che mostra senza timore.
È diverso perché a Roma ci possiamo permettere di mostrare finte mine in legno per far capire ai ragazzi di cosa parliamo, sul terreno non si può rischiare di confondere le idee ad un ragazzino tra un modellino maneggiabile e un ordigno vero.
Ma qualcosa forse si può condividere, si possono condividere dei giochi e su questo siamo tutti d’accordo..mi spingono a raccontare che tipo di attività facciamo e dunque mi trovo a spiegare in francese con l’aiuto di S. per le precisazioni in arabo i nostri amati ciechi minati, bigliettini e metodi di empatizzazione, informazione e insegnamento…apprezzano e tentano simil rielaborazioni per i ragazzi di Sebdou,  io mi sento lievitare dall’incredibile e non posso non chiedermi che ne penseranno i ragionatori, ideatori e guru di tali giochi.
Tanto ci siamo felicemente capiti che in un attimo mi vedo trasportata in una stanza da cinque velate signore che con un lavoro di 40 minuti circa, mille sorrisi e sghignazzamenti, abbondante linguaggio gesticolare e un po’ di sofferenza fisica mi trasformano in una sposaprincipessa ornata di ori, perle, stoffe pregiate e colori d’occasione, cenerentola dura una decina di minuti, adorata e adulata come mai, in abbondante imbarazzo ma gustando il prezioso regalo, infine riappare la felice comodità.
Al ritorno il paesaggio risulta ancora più bello, non facciamo la stessa strada dell’andata, costeggiamo un lago e poco prima dell’arrivo a Tlemcen ci fermiamo al mirador che spalanca le braccia ad una vallata che dai resti delle antiche mura della Mansourah –antica residenza reale- arriva fino all’orizzonte.
Adorabile terra !


Tlemcen - 26 settembre
Nottata non ben dormita, ma questa domenica promette bene, un po’ di tourismo..
Per prima cosa, uscite dalla residenza ci gustiamo una lunga e soddisfacente colazione alla solita caffetteria che ci accoglie sempre un po’ con sorpresa, lunghe lunghe chiacchiere di nuovo sul paese, sulle usanze, sulla vita di S. e famiglia.
Di taxi qua se ne trovano di due tipi, collettivi e individuali, i primi ovviamente sono i più socializzanti e simpatici, funzionano a seconda della voglia dell’autista e delle direzioni delle richieste dei clienti.
Attraversiamo la città, prendiamo tutt’una stradina in salita in mezzo a casette bianche..ci dirigiamo verso la moschea e la tomba di Sid Boumediane..andando verso i due siti sacri passiamo accanto ad una minuscola casetta bianca e verde..nel tentar di fare una foto, scorgo una vecchietta all’interno, chiedo a S di capire se la infastidisce il mio fotografarla, le due iniziano a parlar così mi distolgo dal mio intento e raggiungo S., la signora è piccina e molto anziana, porta un velo sottile e bianco sulla testa, è seduta e col busto è quasi completamente piegata sulle gambe, ma la schiena è dritta, non resta poi così difficile immaginare quanto abbia pregato nella sua vita. È seduta su della lana di capra cruda, riconoscibile anche dall’odore, e su questa ancora una stoffa, ci racconta che lì dentro, proprio accanto a lei c’è la tomba di un Santo/Walì (le case degli Walì sono tipici luoghi di culto dei santi)che esiste da centinaia d’anni, la signora ci dice che i suoi genitori sono sempre stati là e aggiunge di aver passato tutta la sua vita lì dentro; le lasciamo qualcosa, ci augura un mondo di bene con piccoli occhioni lucidi e ci fa capire che sta volta dovrò rinunciare al fotografare; la salutiamo, Saha/grazie, e continuiamo a salire.
Entriamo nel luogo di culto di Sid Boumediane, la moschea è chiusa, riusciamo solo a sbirciare, ma la stanza in cui si trova la tomba è accessibile.
Fuori incontriamo molte persone che vanno e vengono dalla piccola stanza, ci dobbiamo coprire la testa e toglier le scarpe per entrare, dentro troviamo le tombe di tre santi, con noi c’è un signore che sta pregando e camminando avanti e indietro.
Il luogo deve esser molto importante vista la gente e la sacralità che si respira nell’aria.
Ritorniamo verso il centro città, riprendiamo un taxi che ci deposita accano al mercato.
Il suk, infinità di colori, odori, tessuti, stoffe e persone che si mischiano e strusciano in piccole viuzze, giriamo per i vari negozi e banchi per un paio d’ore,riesco a fare qualche foto.
Arriviamo alla piazza con il mercato della frutta e verdura..è al chiuso, saliamo le scale ed entriamo, avvolte da odori molto forti, di erbe, verdure, umani, acre, spezie e profumi..facciamo un giro in mezzo a i banchi che sono rialzati, ogni banco vende una o massimo due cose, uno le patate, uno le carote, uno le pere, uno strani frutti e cavolfiori, in tal modo si ergono sui banchi alte montagne di colori naturali, compro un frutto mai visto prima, S. mi fa odorare erbe che riconosco perché mangiate nelle zuppe qua, ma che mai avevo sentito prima; soddisfatte  usciamo piene di vista e olfatto.
Riincontriamo banchi di datteri e piccoli calzolai, continuiamo a passeggiare, compriamo qualcosa, verso le 4 ci incontriamo con Fatima e Hussein che sono a Tlemcen per commissioni di lavoro, e con loro continuiamo a passeggiare..



PRIMA MISSIONE SUL CAMPO
qualche foto per raccontarvi cosa è accaduto negli ultimi tre giorni in cui mi recai con Salima a Tlemcen e Sebdou (molto vicine al confine col Marocco) per visitare un'associazione che si occupa di disabili nonchè di assistenza alle vittime di mine e dunque assistere ad una sessione di Mine Risk Education


SECONDA SETTIMANA dal 12 al 17 settembre

12 settembre
Domenica : primo giorno lavorativo della II settimana in Algeria…
..e chi l’ha detto che la domenica non si lavora…
a  me certi l’hanno detto. . . ma mica tutti!

Leggo vari studi che hanno fatto sulla situazione delle vittime di mine, sulle incertezze dei dati che continuano a riscontrarsi…e poi sui campi minati, sulle zone pericolose, sulle popolazioni e comunità a rischio…
Studio documenti, vedo numeri, cerco di avere un’immagine sempre più chiara della situazione in Algeria, del ruolo di HI in tutto questo e del lavoro che svolgono le nove associazioni algerine..
e forse questo è quello che mi interessa più vedere e confermare…

Toccare con i miei occhi quello che immagino e forse un po’ so che è il loro lavoro con le vittime dirette e indirette e con le genti a rischio…
Credo sia quello che attraverso il percorso di educazione allo sviluppo ed alla cooperazione della Campagna racconto alla scuola De Curtis, alla Santi, alla Rugantino e pure a chi sta con me…
Credo sia quello che mi hanno raccontato tre anni fa al seminario di ‘educazione alla pace’ all’università, che poi arrotolando, annodando e ingarbugliando mi ha spinta ad arrivare qua..
L’ho sentito raccontare da qualcuno dello staff di HI a qualc’un altro: ‘l’educazione al rischio mine è…’ e ‘si fa…,’ e ‘poi c’è l’assistenza alle vittime che invece consiste nel….’
E io ‘lo so’, senza peccare di troppismo..
facciamo che lo capisco..che annuisco sentendolo come una che fa finta di capire o cerca di inserirsi in chiacchiere tra altri..ma lo capisco veramente…
È quello che tento di raccontare io alli giovini e forti studentelli romani…

E quando proverò tutto sul terreno vero?       ..lo capirò meglio?

E dopo che l’avrò visto?      … lo saprò..o lo saprò meglio?        …e lo saprò raccontare meglio?

Boh..me  lo proverò a raccontare…

13 settembre
Iniziate le scuole…le quali hanno chiuso due settimane prima a giugno e quindi dato il via in anticipo alle vacanze estive a causa dell’événement : mondiali di calcio 2010  ___
Da oggi inizia il vero traffico per la città (e ho detto tutto visti i precedenti…)
[…]
Nel pomeriggio finalmente parlo a quattrocchi con Salima…

Mi spiega il progetto entrando un po’ più nei dettagli del pratico e del quotidiano, ci diciamo cosa faremo, in che modo terremo i contatti con le associazioni, il lavoro che ci aspetta a livello di wilayat e a livello nazionale e poi una bozza di idea sul come elaboreremo il monton informatico di dati_
Molto bene, tutto ciò può andare, ancora qualche interrogativo, ma tempo al tempo..
[…]
Mi assicura che andremo nelle città in cui si trovano le associazioni per dare spiegazioni del lavoro delle prossime settimane, per progettare anche con loro e per eventuali chiarimenti..
Dopo una rapida telefonata già una data è fissata: tra due sabati andremo a Tlemcen, assisteremo ad una sessione di educazione al rischio mine per bambini e incontreremo i responsabili di un paio di associazioni..
et voilà il terreno vero..


15 settembre
Iniziamo seriamente a lavorare con Excel, beneamata informatica, osservo Salima che per fortuna è abbastanza esperta e dunque mi spiega il più, inoltre abbondando lei di pazienza, bontà e gentilezza l’apprendimento risulta ‘’’abbastanza’’’ semplice.
Mi rendo conto di quanto raramente mi capiti di avere giornate e settimane intere per concentrarmi su un solo impegno e dunque quanto ci tenga a assorbire tutto il possibile dalla mia esperienza con HI e arrivare alla fine dei due mesi con un buon lavoro svolto alle spalle.
[…]
Ora di pranzo: Io e Salima ci rechiamo presso la sede dell’ANSEJ, organismo che si occupa di progetti di microcredito a favore dell’occupazione giovanile, all’interno di un edificio non particolarmente pulito e ordinato, dove ci attende una delle responsabili dell’agenzia.
Siamo qua per capire se sono previsti progetti specifici per il sostegno alle persone con disabilità, le informazioni verranno poi inserite nel database sui servizi disponibili per i disabili nel campo dell’inclusione economica.

Dal colloquio apprendiamo che nonostante non sia previsto nessun programma per i disabili, questi possano giustamente accedere a tutti i progetti presenti alle stesse condizioni di tutti gli interessati.
Ebbene il primo ‘rendevu’, di una serie di incontri con le associazioni che possono rientrare nei servizi per le vittime di mine/persone con disabilità a livello nazionale, passò e così io divengo sempre più ufficiale nel mio ruolo di affiancamento della Chef del progetto.
[…]
Mi dicono che dopo i due giorni di Aid alla fine del mese di ramadan, è considerata una buona azione il fatto di digiunare sei giorni del mese successivo (Shawwal): ‘il profeta ha detto: Chiunque digiuna il mese di ramadan, poi digiuna sei giorni del mese di Shawwal, è come se avesse digiunato tutto l’anno

16 settembre
Ancora attaccata al cuscino inizio a ragionare..
È mattino, filtra un po’ di luce dalle fessure delle serrande, forse sento qualche rumore dalle altre stanze, la testa già pesa un po’ ma oggi dovrei stare meglio..un rumore di macchina da fuori [dormir con le finestre aperte dato il caldo vuol dire anche fortuna di un muezzin che da lontano dà la buonanotte e rumori di strada del mattino..] anzi di un camioncino…è quello della spazzatura (camioncino con retro aperto su cui vengono appilati ordinatamente e all’apparenza precariamente numerosi e piccoli sacchetti colorati, dunque, contenente l’immondizia di tutto il quartiere )
come quello della spazzatura?? Passa quando io e Chris usciamo di casa…
Mi tiro su…cellulare a terra e smembrato…donc – sveglia non ha suonato!
Mi alzo di fretta vado in cucina, c’è solo Fannie(moglie di Chris e mamma del giovanissimo Kylian)_
Merd..Chris è già uscito! Non mi hanno svegliata pensando che stessi ancora male…
E  effettivamente non sono in gran forma..testa girevole e naso colante, poco male domani inizia il weekend e avrò tempo di riposare..
Chiamo Khaled, e mi scuso pregandolo di venirmi a predere…
Coperta come ‘na fava ammalata, monto in macchina..senza far storie accetto la gentilezza di Khaled che mi porta a comprare una cosa che mi farà bene che bisogna prendere quando si è influenzati..chissà che pozione magica mi consiglia??... una tisana, mi porta ad un bar…Devo berla subito così…bollente, vasì!!
Tornando in macchina con la tisana bollente in mano, mi fa notare come mi guardavano tutti là dentro..è un bar ‘per’ soli uomini..ripensandoci più tardi..mi viene in mente che il barista mi ha versato subito la bevanda in un bicchiere di plastica, immaginando le nostre intenzioni oppure spingendoci ad andarcene poi da là..
Arrivo in ufficio tutti curiosi riguardo alla mia salute..
Intasata mi avvicino a Salima che mi mostra una piccola modifica che ha pensato per la forma dei questionari che stiamo progettando che invieremo poi alle associazioni e alle vittime…
Ragioniamo insieme sul da farsi con l’obiettivo chiaro di un lavoro che sia facile da compilare per tutti e poi semplice da riordinare e mettere insieme per noi…

Dunque mi metto a lavorare con Excel..una sfida, che parte tosta e di non rapido svolgimento, ma che pian pianino mi vede sempre più ferrata…imparando riesco a restringere i tempi di lavoro..e ce ne vuole ancora..
Ma tutto fa..e quindi con buona volontà e voglia di scervellio e scapocciamento informatico…rumblerumble..
[…]
Pausa pranzo: esco con Rahima a prendere due uova e una baguette..il quartiere in cui si trova la sede di HI è nuovo, un po’ fuori da Alger centre, e pieno di palazzi in costruzione – è per questo che assidui frequentatori della zona sono operai e muratori. I clienti abituali del piccolo alimentari vicino all’ufficio in cui ci riforniamo sono loro
..oggi sono uscita a comprare più tardi del solito, probabilmente ho beccato l’orario della pausa pranzo..ci sono molti ragazzi in abito da lavoro: semplicemente un’unica veste blu e delle particolari ‘scarpe’ difficili a descriversi, per uno ciabatte un po’ chiuse, per un altro scarpe un po’ aperte oppure mocassini appena bucati o scarpe da ginnastica senza suola..che originali…chissà lavorar così..

14.00 riunione d’equipe per punto della situazione generale..
In sala riunioni prima di tutto Rachid ci mostra un nuovo video di HI di 7 minuti che racconta, attraverso frasi e immagini il lavoro e gli obiettivi alla base dell’operare di HI nei vari progetti in tutto il mondo.
Poi ufficiale presentazione della nuova stagista italiana e del suo compito all’interno del progetto, la lasciano sola nell’autopresentazione…che interessante..e poi come parla il francese..ovvia, chiara e indispensabile la sua presenza qua!
Si affrontano insieme vari punti: presenze/assenze e viaggi previsti dell’equipe; logistica; ambito amministrativo; interventi sui progetti se ce ne sono; situazione sicurezza; novità e piccole aggiunte tra le attività quotidiane…un po’ di tutto..apprendo che queste riunioni vengono fatte una volta a settimana, più o meno..mi sembra un buon metodo per la massima trasparenza, parità e utilità dei progetti e dunque della missione..nelle chiacchiere non manca qualche momento di tensione, chiarimenti, domande e occhiatine…
           
La sera facciamo conoscenza col vicino di sotto, un signore di simil 60 anni, francese con origini di Pordenone che ha girato molto..soprattutto l’Algeria..racconti di un non convenzionale straniero che ha vagato per questo pericolosissimissimo e insicurissimissimo paese…e un bel benvenuti.

17settembre
Venerdì – sacrosantissimo giorno..
Riposo..
Mi elevo e decido di fare pulizie generali…ben venga,
verso l’una passa Khaled a portare la sorpresa del giorno…cous cous fatto in casa..gnam gnam






PRIMA SETTIMANA dal 6 all 11 sett
6 settembre
Partenza: Roma Fiumicino 9.50 ˜
Arrivo: Alger 10.50 (ora italiana 11.50)
Durata del viaggio: 1h.40min ˜
Ad aspettarmi: Handicap International
[…]
L’Algeria ha firmato la Convenzione per la messa al bando delle mine antipersona (Trattato di Ottawa) il 3 dicembre 1997 e l’ha ratificata il 9 ottobre 2001,
Inoltre il 30 marzo 2007, ha firmato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e l’ha ratificata il 12 aprile 2009.
Handicap International è presente nel paese dal 1998.
Il progetto di sostegno agli attori istituzionali e alle associazioni per l’attuazione di un programma di educazione e di sensibilizzazione ai rischi legati alla presenza di mine antipersona e di risposta adeguata ai bisogni relativi l’assistenza alle vittime è iniziato a febbraio del 2009 e si concluderà alla fine del 2010.
All’interno di questo progetto vi sono due campi d’azione ; l’educazione al rischio mine e l’assistenza alle vittime.
Le zone contaminate da mine si trovano nei 6 wilaylas confinanti col Marocco (3 a Ovest) e con la Tunisia (3 a Est), queste sei ‘regioni’ insieme contano una popolazione di 2 464 022.
Di questa popolazione, i più esposti al rischio delle mine sono le comunità agro-pastorali, i nomadi e i bambini.
Io dovrò affiancare Salima, la responsabile del progetto, nell’elaborazione di una base di dati su tutti i vari tipi di servizi esistenti nel paese per le vittime di mine (con possibilità di qualche viaggio nei luoghi direttamente interessati). Il tutto verrà poi distribuito alle nove associazioni che lavorano sul campo su questa problematica e quindi utile alla popolazione.
In breve, questo è quello che mi viene spiegato all’arrivo in ufficio il primo giorno.


7 settembre

Prima vera giornata di stage con HI, nonché secondo giorno ad Algeri.
Per volere del caso sono previste due giornate di formazione interna dell’equipe HI a partir da oggi, indi per cui inizio il miei due mesi qua in una full immersion nelle metodologie di lavoro, strutture, programmazioni e obiettivi dell’associazione.
Arrivo con Aude (responsabile prog. educazione inclusiva) dunque alle 8.30 alla sorta di convento che ci ospita per questi due giorni di riunione.
Con un mazzo di gelsomini nella tasca della camicia (consiglio di Rachid –pladoyer e responsabile comunicazione- per imparfumarmi un pò) mi assetto curiosa nell’attesa di ciò che mi attende..
[…]
Seconda giornata veramente esaustiva ascolto e lavoro ininterrotto 9-16…stanca ma veramente piena di informazione e precisazioni su un campo che mi sembra particolarmente attinente alle mie attività del qquore e al mio percorso universitario..eddai!!!
Il gruppo mi piace molto, lavorano bene, forse non tutti allo stesso livello e con le stesse esperienze, ma davvero si respira un ambiente sereno, libero e partecipato..essenziale per un lavoro del genere..
[…]
Tante macchine..tanta gente per strada, tanti Uomini per strada, pochi marciapiedi, molto color rosso-arancione-giallo nei palazzi per terra nelle collinette..e tante gente che attende ai bordi delle strade..ma cosa? Autobus che si fermano ad un loro gesto di mano..passaggi di passanti….Khaled, (autista di HI) mi dice che aspettano i bus sperando di salire anche senza fermata (est interdit) ma l’attesa non sempre ha con buon esito..
Parliamo poi del ramadan..mammmmamia..
[…]
Arriviamo a casa e via con Chris (amministratore e mio coinquilino) al supermercato…un casino di roba ammassata manca solo lo spazio per passare..(e le bireeeee)..compriamo cose…3.500 e passa DA = 35 euro c.ca e un cestello abbastanza pieno!!
Ma io quando capisco Algeri?




8 settembre


Secondo giorno di formazione e forse ultimo giorno di ramadan!!

Sveglia alle 7.30, colazione di poche parole ma di gusto (essenziale scorta per la giornata) con Chris…
Per la strada si incontrano un sacco di controlli di polizia, ti guardano e fermano se vogliono giusto un po’ a caso..accanto alle guardie ci sono in terra file di spunzoni..(tipo quelli che si vedono nei film per bucare le ruote del malcapitato o fuggitivo fuggente)..
Il traffico è notevole e la guida attendibilmente casuale, le precedenze vengono stabilite dal caso, dalla buona volontà o più spesso dall’avanzare ‘ignorantemente’ propositivo..divertente a vedersi..
Arrivati alla meta, baci e bacetti all’algerina/francese..
Mannaggia ai ritardatari iniziamo…
[…]
Pausa pranzo: un ‘caffè’….. … … … ………
[…]
16: e più o meno..Xavier (direttore) fa le conclusioni delle due giornate..ben riuscite!
[…]
La serata prevede cena a casa nostra con tutti li genti di HI…
Accompagno Amin (logista) a fare tutte le compere per la serata…
andiamo a prendere i dolci per la sera… in un negozio pieno di festoni al soffitto, un bancone ad elle con sopra tre o quattro grandi teglie tonde con lo stesso dolce, due uomini dietro e ovunque montagne di barchette di carta bianca, sul bancone, negli scaffali, nelle teche vuote dei dolci, serviranno per mettere i pezzettini del dolcissimo dolce..prendiamo quella specie di farinata ultra dolce, grassa e zuccherosa che il negoziante gentilmente taglia a pezzetti con un utile paletta biuso- scaccia sciame d’api ciuccia zucchero al centimetro / spartisci porzioni..
E mercato sia! Tuuuutti uomini, guardano una forestiera, non facile frenarmi nel curiosare ovunque, cercar di non guardar troppo negli occhi, ma con Amin è molto tranquillo..mercato zozzo, pieno, frutta, verdura, olive, bacchette di datteri appesi, molte mosche, qualche bambina col padre, due o tre donne, quasi tutte velate..ancora tutti a digiuno, tanti uomini per le strade, rimontiamo in macchina…
[…]
Salutiamo per poi andare a prendere la cena che ha preparato una signora…giri e rigiri in viuzze…arrivati, dopo poco esce una graziosa e minuta giovane signora e inizia il passamano di vassoi aiutata da ragazzi, riempiamo la macchina di odori mortali e maledetti (vista l’ora e lo stomaco vuoto) e via verso casa…
A cena siamo una dozzina, lavoratori e accompagnatori…si mangia un infinito bendiddio che basterà per i giorni seguenti all’ingozzo, tre quattro cinque portate finendo con una zuppetta di datteri, uvetta e altro in uno sciroppo profumatissimo e tanto squisito quanto diabetico, si sparecchia giusto appena finito e si prepara un nuovo tavolo per la seconda tranche che sarà per caffè, the alla menta e dolci…
Pausaaaaaaaaaa…
In terrazza con una sana sigaretta, inizio a parlare con Sonia la ragazza di Abbas (altro amministratore), ha il velo bianco tutt’attorno al viso, braccia e gambe coperte, un modo di fare molto tranquillo e un viso delizioso e dolce con forti occhi neri.
Non ho mai parlato con una ragazza col velo, ci penso dopo un po’ che parliamo e effettivamente me lo fa notare lei..
Decidiamo di sederci…inizia un bel confrontarci […]
Rapita e affascinata da lei, dalla sua passione, dal suo credere e dalla sua religione…
[…]
Via tutti, pulita finale, ultima spruzzata di morte alle formiche, e buonanotte…




9 settembre – dernier jour du ramadan!

Non si sa né il preciso giorno d’inizio del ramadan, né l’ultimo;
il ramadan si fa una volta all’anno, dura ventinove o trenta giorni;
ogni anno il ramadan è in un periodo diverso;
quest’anno il ramadan è iniziato ad agosto;
l’anno prossimo inizierà a luglio;
solamente la sera del ventinovesimo giorno di ramadan, guardando la luna, si sa se rimane ancora un giorno;
ieri sera verso le 21.00 il canale giusto della televisione araba annuncia che manca ancora un giorno.
IO NON HO CAPITO perché..
[…]
h 22:15 Algeri è enorme. E tante colline collegate da ponti, girare in macchina (e certo, in macchina!) per la città vuol dire montare scendere e rimontare.
[…]
Chiedo a Rachid, che mi ha portato a fare un giro per la città in occasione dell’ultima sera di ramadan, se ci sono molti clochard ad Algeri, no non molti, ma stasera sì!
Sono famiglie, sono donne e uomini seduti in terra con due o tre figli sdraiati attorno che già dormono.
Alla fine del ramadan ogni capofamiglia versa un’imposta’ per i senzatetto, ossia, il ‘governo’ calcola in base a non so cosa ogni anno quanto ognuno deve dare (quest’anno sono almeno 100 dinari algerini = 1 euro) per sé e per ogni invitato che ha ricevuto durante il ramadan.
C’è scritto sul corano, tutti lo fanno, ognuno lascia qualcosa a chi vuole, per questo è pieno di gente sui marciapiedi e agli angoli con la testa verso l’alto e il sorriso per i passanti.

L’AID - 10 et 11 settembre

I due giorni dopo il mese del ramadan si festeggia l’Aid El-Fitr..
Due giorni di gran festa in cui si mangia, beve, si scambiano regali e si fa visita alla famiglia…tutto è chiuso e fermo…tranne il traffico nel centro della città..
Quest’anno l’Aid cade di venerdì e sabato, malchance perché in due giorni già di festa..
Nella tranquillità e semplicità di questi due giorni, riposo, giri in macchina per la città, imparo un’Algeri Bianca...il centro città è tutto molto bianco, qualche prima timida foto di talun velo e di un immenso golfo naturale, the à la menthe, finalmente film in francese, accenno uno studio della lingua, inizio a leggere e gustare con piacere ‘Q’.

Domani è domenica..e inizia la settimana..